news su Fiabelle

attestato di premio

In attesa di sfogliare le copie cartacee del nuovo libro di fiabe, in arrivo tra pochi giorni, è arrivata la notizia del conseguimento del terzo posto nel concorso letterario nazionale “La botteguccia delle favole” organizzato a Lucca da CPF, per la fiaba “L’anatroccolo biondo” contenuta nel mio nuovo libro.

Il racconto è stato inserito in una bella antologia per i tipi di GD Edizioni – Sarzana (SP).

Intanto sto raccogliendo le prenotazioni per il volume “Fiabelle” al mio indirizzo email: novara15@gmail.com. Il prezzo di copertina è stato fissato in € 21,50, senza spese postali per acquisti entro il 31 marzo 2021.

La suonata di Berto

Umberto Grano (1912-1961)

In occasione del 60mo anniversario della morte di mio padre avvenuta il 14 febbraio 1961, all’età di 48 anni, narro un episodio della sua vita.

Mesoraca (Kr) maggio 1959. Dopo un lungo viaggio di tre ore in corriera, iniziato alle sei del mattino a Catanzaro, mio padre (Umberto), mia madre ed io arrivammo a destinazione, sconvolti, dopo aver percorso circa 50 km di strade strettissime e tortuose tra le colline della pre-Sila, da far rivoltare lo stomaco a tanti passeggeri. La giornata era bella ma l’occasione del viaggio era molto triste: il funerale di mio nonno paterno. Dopo i primi saluti con i parenti e gli amici venuti ad accoglierci in piazza De Grazia alla fermata del “postale”, noi tre andammo in casa, nel palazzo di fronte, a visitare il defunto.

C’erano le incombenze amministrative da curare. Mio padre ed io uscimmo diretti verso gli uffici del Comune. Poi ci incamminammo verso il rione “piraina”, salutati da tanta gente, ad ogni angolo di via. Ad un tratto alcuni amici, sulla porta di un piccolo negozio, intrattennero mio padre per le condoglianze, poi lo convinsero ad entrare per due chiacchiere. Improvvisamente gli misero in mano un mandolino e gli chiesero con insistenza di suonare per loro. Conoscevano il suo virtuosismo nel suonare vari strumenti musicali e non volevano perdere l’occasione di ascoltare un pezzo, che loro ritenevano difficile. Mio padre prima si rifiutò: non era il momento giusto. Poi, dopo tante insistenze, chiusa la porta del negozio, si mise a suonare per pochi minuti.  Era la celebre mazurka Migliavacca, suonata in modo impeccabile, mostrando grande maestria nell’uso di quello strumento. Io intuii ma non capii il valore dell’esibizione, che venne invece riconosciuta dagli amici, estasiati, come esecuzione di alto valore.  Vidi però le loro espressioni di ammirazione che memorizzai in modo indelebile, tant’è che ricordo l’episodio ancora oggi dopo tanto tempo.

FIABELLE

Illustrazioni E.Di Maio- copertina Studio Qoui- Novara

Nuovo libro questa volta destinato ai bambini. E’ una raccolta di fiabe che iniziata alcuni anni fa, ho appena concluso, spinto dall’avanzare degli anni dei nipotini, che cominciano ad essere interessati all’ascolto di racconti sempre nuovi.

Il libro contiene 12 storielle originali adatte ai bimbi sin dai primi anni di età. Il volume di 76 pagine, che si presenta in veste grafica elegante e ricco di illustrazioni, vuole attirare l’attenzione dei piccoli lettori coinvolgendoli in storie semplici e fantasiose, animate spesso dai comuni animali domestici.

I bambini sono stimolati ad immaginare un dialogo con loro, ad attivare la fantasia, introducendoli nel mondo dei grandi, affrontando con naturalezza e leggerezza argomenti di vita ordinaria di tutti i giorni.

A breve il libro sarà pubblicato sulla piattaforma Youcanprint.it in sola edizione cartacea e sarà reperibile in molte librerie, ma sin d’ora può essere prenotato al mio indirizzo email:  novara15@gmail.com ( prezzo indicativo € 20,00 più spese postali). Ne curerò direttamente la spedizione non appena verrà finito di stampare.

Problematiche editoriali

in risposta all’ottimo articolo “Un piano completo per l’editoria libraria: problemi e soluzioni degli stessi” pubblicato sul blog: recensoresite.wordpress.com:

Trovo interessante l’articolo e, pur essendo ultimo arrivato in questo mondo della carta stampata, dilettante “allo sbaraglio” senza velleità di raggiungere notorietà o altri vantaggi, mi sento coinvolto abbastanza, tanto da desiderare di esprimere la mia opinione.

Ho letto attentamente l’elaborato. Sul tema dei problemi è stato messo l’accento sulla scarsità dei lettori/acquirenti di libri. Mi riferisco ai libri cartacei. Ritengo che la gente legga poco per due motivi principali:

1) l’educazione alla lettura, che non viene insegnata ai ragazzi, sin dall’età infantile, né dalle famiglie né dalla scuola;

 2) dal prezzo del libro, che potrebbe essere ben inferiore al prezzo medio attuale, se non fosse necessario utilizzare carta, formato, illustrazioni di qualità medio alte, che influiscono notevolmente sul prezzo finale. Ricordate i libretti tascabili della BUR che tanti anni fa, pubblicati senza fronzoli, senza copertine patinate, permettevano a tutti, al prezzo di 100 lire, di gustare i classici della letteratura? Ebbero un successo strepitoso. Oggi ci sono gli ebook che costano poco, ma non hanno confronto efficace con la carta stampata e presentano altri svantaggi.

Sul prezzo del libro è stato anche osservato che influiscono molto le spese di distribuzione (in effetti il 60% mi sembra troppo, ma penso che si possano trovare delle soluzioni) È chiaro che l’editore, che è il vero imprenditore, non ha convenienza ad investire in modo generalizzato. Cercherà di scovare l’autore brillante e sconosciuto, giovane e con buoni agganci, in modo da lanciarlo e godere di lunghi e lauti profitti sulle sue opere, lavorando quindi sulla quantità di libri venduti piuttosto che sulla qualità.

È il ragionamento logico di un editore odierno, il cui fine è solo il lucro. Solo se egli possedesse un congruo patrimonio tale da considerare l’editoria come un ottimo passatempo, potremmo avere dei mecenati disposti ad investire sulla Cultura, senza attendere ritorni economici: ma è molto raro imbattersi in questi personaggi!  

Sull’argomento della scarsità di acquirenti aggiungo un altro elemento moderno: la pirateria. È un problema che si va diffondendo molto e non riguarda solo i libri in formato digitale ma anche i cartacei. Qui sarà necessaria l’azione legislativa a tutela di autori ed editori, i quali perdono una discreta e crescente quota di vendite regolari, con danno anche per l’Erario.

Tra i problemi è indicato anche l’eccesso di libri autoprodotti.

Secondo me questo è un falso problema in quanto il mercato provvede ad emarginare i prodotti non validi se non sono sostenuti da campagne pubblicitarie ad alto costo, che un autore di questo genere non può permettersi. D’altra parte, quando un autore scrive un libro, lo presenta ad editori vari, i quali per i ragionamenti fatti sopra non lo prendono in considerazione per motivi di convenienza economica, può seguire due strade: a) rimettere nel cassetto il manoscritto e dimenticarsene; b) autopubblicarlo, non per conseguire vantaggi economici, ma principalmente per fissare sulla carta e far conoscere pensieri, fantasie, sfoghi personali, che possono trovare consenso e attenzione in un pubblico anche di soli 25 lettori!

Sono invece d’accordo nel dover evitare le pubblicazioni da parte di editori a proprie spese.

Per quanto riguarda i provvedimenti proposti per risolvere o ridimensionare i problemi sono in linea di massima d’accordo su tutto, anzi sarei più drastico sulla selezione degli insegnanti di lettere, veri formatori dei ragazzi. Sarebbe auspicabile sottoporre i futuri insegnanti a corsi “seri” di formazione con tanto di esame non solo su nozioni di letteratura, che tutti possono imparare, ma sulle capacità pedagogiche e relazionali. Solo dopo aver superato questo scoglio l’insegnante potrebbe essere avviato all’incarico.

La quercia caduta di Giovanni Pascoli

foglia di quercia – foto propria

Oggi vi propongo la lettura di questa bella poesia di Giovanni Pascoli. Stiamo vivendo un periodo di tristezza e preoccupazione. La riflessione, in generale, ci dovrebbe aiutare ad affrontare meglio i problemi giornalieri:

La quercia caduta

“Dov’era l’ombra, or sè la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: “Or vedo: era pur grande!”

Pendono qua e là dalla corona
i nidietti della primavera.
Dice la gente: “Or vedo: era pur buona!”

Ognuno loda, ognuno taglia. A sera
ognuno col suo grave fascio va.
Nell’aria, un pianto… d’una capinera
che cerca il nido che non troverà.”

Giovanni Pascoli.

Non giudicare tuo fratello che cade: puoi cadere anche tu!

Photo by Skitterphoto on Pexels.com

È di pochi giorni fa la notizia delle dimissioni in Olanda del primo ministro Signor Rutte per una brutta vicenda di sussidi negati a gente povera e straniera.

Questo stesso personaggio, capo di uno degli Stati europei definiti “frugali”, aveva trattato con estrema durezza noi italiani l’estate scorsa, quando chiedevamo aiuto alla comunità europea per affrontare la gravissima situazione determinatasi a seguito del coronavirus.

Ci suggerì di essere resilienti e per il futuro di saper prevedere le situazioni di emergenza in modo da cavarcela da soli.

Poi gli aiuti arrivarono anche se in misura inferiore a quanto richiesto, ma ci rimase la delusione per la scarsa solidarietà offerta dai fratelli europei.

Oggi provo commiserazione verso questo capo di governo dimissionario perché, nonostante il rigore intellettuale che lo anima, non ha saputo prevedere lo scivolone in casa propria. Questo non mi fa piacere, ma mi conforta avere avuto la conferma che la perfezione non è degli uomini e che anche con le migliori intenzioni certe disavventure sono davvero imprevedibili.

Sarebbe meglio avere un po’ più di comprensione verso chi bussa alla nostra porta.

Mondo vecchio sempre nuovo – Buon Anno

Nessuno di noi a dicembre 2019 immaginava la tragedia mondiale che è poi avvenuta nel 2020 per colpa del virus Covid 19, altrimenti ci saremmo ben guardati dal porgere agli amici gli auguri di buon anno, sapendo che quello che stava per iniziare sarebbe stato un pessimo anno, uno dei più brutti della storia. Ciò nonostante in mezzo a tanta tristezza, paura, depressione, rabbia, ci sono state persone che ricorderanno quest’anno funesto per qualche soddisfazione, piccola o grande, che ha avuto. Penso ai bambini che sono nati in quest’anno e che hanno dato gioia ai loro familiari, alle mamme che li hanno partoriti, agli studenti che hanno raggiunto traguardi importanti, agli scienziati che hanno fatto nuove scoperte, alle persone che semplicemente hanno incontrato l’anima gemella, magari tramite i social, a quelli che hanno stretto amicizia tramite internet o a quelli che hanno avuto l’occasione di fare del bene a gente che ne aveva bisogno.

Mi viene in mente una famosa canzone di Fabrizio De Andrè, “Via del Campo” che verso la fine recita: Dai diamanti non nasce niente
Dal letame nascono i fior.

Come dire che non sempre il male è assoluto. Anche nelle situazioni peggiori si può scorgere una luce, un barlume di speranza, un obiettivo positivo. Anche il dolore ha la sua fecondità. Quando accade un evento negativo, in quel momento abbiamo anche la possibilità di affrontare e superare le nostre paure. Certo sarebbe meglio non imbattersi in situazioni spiacevoli e dolorose, ma quando questo accade è bene tenere presente che possiamo superarle. Dobbiamo farcela!

Perciò anche quest’anno auguro a tutti gli amici BUON ANNO!!

Dal giornale di Natale – riflessione n. 4

Presepe, foto propria 2020

Quella notte di dicembre era serena ma fresca, 8 gradi, però le previsioni erano orientate ad un calo della temperatura. Una grossa auto apparve all’improvviso sulla strada interna, in quella zona sperduta, con dei fari abbaglianti accesi, di potenza superiore al normale. Si fermò in quella radura dove alcuni uomini, sparsi nel grande spazio verde e sassoso, occupavano qua e là alcune piccole tende impiantate per passare la notte, prima di riprendere il cammino il giorno seguente, verso le zone marine assieme al bestiame. Erano, infatti, dei pastori, gente di scarsa cultura e di poca igiene personale, che la gente a mala pena tollerava ma non amava avere vicino. Ultimi nella scala sociale. Scarti della società.

Da quell’auto potente uscì un personaggio con una tuta bianchissima, illuminato a giorno, con un megafono indirizzato verso quelle persone, alle quali si rivolse dicendo innanzitutto di stare tranquilli, di non avere paura, perché voleva dare loro una notizia rimarchevole, di importanza mondiale. Annunciava la nascita di un bambino in una stalla, figlio di povera gente, che non aveva una casa dove alloggiare. Egli era il Salvatore! Partorito in mezzo agli animali, non in una lussuosa clinica a cinque stelle, deposto in una mangiatoia non in una confortevole culla termica.

Da quando le notizie così eclatanti venivano comunicate per primo a dei semplici pastori e non alle autorità politiche, militari e civili della nazione? Se l’avvenimento annunciato era così rilevante, perché confidarlo a delle persone che non godevano di credibilità e che avrebbero incontrato ostilità, diffidenza, incomprensione nel comunicarlo agli altri?

Strano modo di presentarsi al mondo per il figlio di Dio, pensiamo noi giudicando con il nostro metro terreno, ma Egli ha scelto di partire dal basso, che più basso non si può, per non essere accusato del benchè minimo abuso di potere.

Ancora oggi quel messaggio sconvolge chi lo vuole ascoltare.

Il mio augurio di Natale è che ognuno rifletta e comprenda il valore di questo avvenimento, fonte di Vita e di Speranza, relegando ogni altra consuetudine consumistica al ruolo mondano, poco importante che le compete. Buon Natale.

Almega a Natale due anni dopo

Photo by Tom Leishman on Pexels.com

Ricordate Almega, il simpatico essere extraterrestre atterrato due anni fa in Valsesia, ai piedi del Monte Rosa in Piemonte? La sua missione doveva durare al massimo qualche settimana, invece l’ospite è rimasto tra di noi per molto tempo in più e non è ancora tornato nel suo paese ultra lontano. Ma nel frattempo, cosa è successo? Intanto quella notte della vigilia di Natale in cui fu invitato da Angelo, l’amico poi svanito nel nulla, a partecipare alla funzione religiosa della Messa di mezzanotte, spinto dalla curiosità di sapere per poi riferire ai suoi capi, andò a vedere cosa accadeva. Rimase ben impressionato dalle manifestazioni di affetto tra la gente, dagli auguri che tutti si scambiavano anche se non si conoscevano. Almega pensò che il mondo aveva preso finalmente una buona direzione, sperava di vedere presto una trasformazione universale con annientamento definitivo del male, ma si sbagliava.

Sin dai giorni successivi si accorse che, nonostante l’avvenimento del Natale, alcune persone si comportavano male, dimenticando ogni promessa fatta nella notte della festa.

Attraverso il visore incorporato nel casco egli vide cosa accadeva in ogni parte della Terra: furti, giuramenti falsi, omicidi, adultèri, corruzione, cattiveria, egoismi, indifferenza ai problemi della gente. Almega non si diede per vinto e chiese il permesso ai suoi superiori di prolungare la permanenza sul nostro pianeta per studiare ancora i comportamenti dei terrestri. Accanto a manifestazioni negative ce n’erano tante positive che potevano ribaltare la situazione annullando il Male, ma per ora questo cambiamento radicale non avveniva.

L’anno successivo accadde un evento molto nefasto di portata mondiale: la diffusione della pandemia da coronavirus, che si sviluppò in tutto il mondo seminando morte, malattie gravi, grande depressione tra la gente. Il virus colpiva chiunque senza distinzione di genere, di colore della pelle, di razza, di religione, di età, anche se gli anziani venivano colpiti con maggiore danno perché più deboli e con patologie pregresse più severe.

La gente perse la libertà di movimento, dovette difendersi con l’uso di una mascherina sulla bocca, dovette rinunciare a strette di mano, abbracci, baci. Chiusi in casa, limitando al massimo le uscite per cause solo urgenti e necessarie.

Fu una prova di resistenza molto forte che non tutti superarono. Ci fu anche chi, non accettando quella situazione di reale pericolo, non ammise l’esistenza del virus, nonostante i grandi effetti negativi prodotti e sotto gli occhi di tutti.

Fu quella l’occasione per l’umanità di trarre dalla tragedia una lezione di vita, per scovare nella pandemia il lato positivo, per cambiare abitudini, per ridare il giusto valore ai sentimenti più puri, semplici. La “normalità” assumeva una importanza fondamentale, riprendeva il giusto valore che in precedenza era stato trascurato, sempre alla ricerca di soddisfazioni crescenti, smisurate, di rincorse senza limite di valori effimeri.

Tutti si aspettavano dei mutamenti positivi degli animi, ma il mondo continuava a girare sempre allo stesso modo. Almega, sconfortato e perplesso, pensò di cominciare a programmare il viaggio di ritorno verso il suo mondo di origine. Tornò in montagna in Valsesia. Era nuovamente inverno e si avvicinava ancora il Natale. Ora lui sapeva cosa significava quella festa, che gli uomini della Terra si ostinavano a trascorrere come sempre, allo stesso modo, senza preoccuparsi del significato originario di quella nascita. Neanche il Covid era riuscito ad intenerire gli animi. In un’ampia vallata ricoperta di neve spiccava una piccola baita. Dal comignolo usciva del fumo. Almega pensò di avvicinarsi per conoscere quell’abitante. Si affacciò sull’uscio un uomo, anziano, un grosso mantello sulle spalle ed un cappello nero, consunto, che lo invitò ad entrare per scaldarsi.

  • Sono Almega – si presentò;
  • E io Giovanni, entra, siedi e bevi questo – gli disse porgendogli una tazza di tisana fumante alla menta
  • Cosa fai da queste parti, Almega?
  • È una storia lunga. Vengo da un paese lontano. Sono venuto per studiare il comportamento della gente, ma mi devo arrendere perché non riesco a capire perché il Male esiste ancora nell’animo degli uomini.
  • Ah ah ah!! Tu hai fatto un’osservazione intelligente, ma non ti devi scoraggiare. Sappi che Male e Bene sono le facce di una stessa medaglia: devono convivere; una non può fare a meno dell’altra proprio per poter esistere. Ma è il risultato finale quello che conta!
  • Cioè? Cosa potrà accadere?
  • Semplice: avverrà il trionfo del Bene e la sconfitta definitiva del Male
  • E questo quando avverrà?
  • Ogni cosa a suo tempo! Immagina un campo dove assieme alle piantine di grano crescono piantine di erbe cattive. Tutte crescono insieme, piantine buone e piantine cattive, ma al momento della mietitura il contadino separerà il grano che metterà al sicuro nei granai, mentre metterà da parte l’erba cattiva per farla bruciare. È questione di tempo!  Vedi, anche adesso tu vedi tante cattiverie in giro per il mondo per gli effetti negativi che producono, ma non ti accorgi delle grandi opere di bene che, in silenzio, vengono compiute e che recano sollievo alle persone più bisognose. Ricorda che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce!!
  • Grazie, Giovanni! Adesso capisco. Sai cosa ti dico? Sarei dovuto ripartire tra qualche giorno, ma penso che valga la pena trattenermi ancora un po’. Dopotutto qui sulla Terra mi trovo bene!