Almega a Natale due anni dopo

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Ricordate Almega, il simpatico essere extraterrestre atterrato due anni fa in Valsesia, ai piedi del Monte Rosa in Piemonte? La sua missione doveva durare al massimo qualche settimana, invece l’ospite è rimasto tra di noi per molto tempo in più e non è ancora tornato nel suo paese ultra lontano. Ma nel frattempo, cosa è successo? Intanto quella notte della vigilia di Natale in cui fu invitato da Angelo, l’amico poi svanito nel nulla, a partecipare alla funzione religiosa della Messa di mezzanotte, spinto dalla curiosità di sapere per poi riferire ai suoi capi, andò a vedere cosa accadeva. Rimase ben impressionato dalle manifestazioni di affetto tra la gente, dagli auguri che tutti si scambiavano anche se non si conoscevano. Almega pensò che il mondo aveva preso finalmente una buona direzione, sperava di vedere presto una trasformazione universale con annientamento definitivo del male, ma si sbagliava.

Sin dai giorni successivi si accorse che, nonostante l’avvenimento del Natale, alcune persone si comportavano male, dimenticando ogni promessa fatta nella notte della festa.

Attraverso il visore incorporato nel casco egli vide cosa accadeva in ogni parte della Terra: furti, giuramenti falsi, omicidi, adultèri, corruzione, cattiveria, egoismi, indifferenza ai problemi della gente. Almega non si diede per vinto e chiese il permesso ai suoi superiori di prolungare la permanenza sul nostro pianeta per studiare ancora i comportamenti dei terrestri. Accanto a manifestazioni negative ce n’erano tante positive che potevano ribaltare la situazione annullando il Male, ma per ora questo cambiamento radicale non avveniva.

L’anno successivo accadde un evento molto nefasto di portata mondiale: la diffusione della pandemia da coronavirus, che si sviluppò in tutto il mondo seminando morte, malattie gravi, grande depressione tra la gente. Il virus colpiva chiunque senza distinzione di genere, di colore della pelle, di razza, di religione, di età, anche se gli anziani venivano colpiti con maggiore danno perché più deboli e con patologie pregresse più severe.

La gente perse la libertà di movimento, dovette difendersi con l’uso di una mascherina sulla bocca, dovette rinunciare a strette di mano, abbracci, baci. Chiusi in casa, limitando al massimo le uscite per cause solo urgenti e necessarie.

Fu una prova di resistenza molto forte che non tutti superarono. Ci fu anche chi, non accettando quella situazione di reale pericolo, non ammise l’esistenza del virus, nonostante i grandi effetti negativi prodotti e sotto gli occhi di tutti.

Fu quella l’occasione per l’umanità di trarre dalla tragedia una lezione di vita, per scovare nella pandemia il lato positivo, per cambiare abitudini, per ridare il giusto valore ai sentimenti più puri, semplici. La “normalità” assumeva una importanza fondamentale, riprendeva il giusto valore che in precedenza era stato trascurato, sempre alla ricerca di soddisfazioni crescenti, smisurate, di rincorse senza limite di valori effimeri.

Tutti si aspettavano dei mutamenti positivi degli animi, ma il mondo continuava a girare sempre allo stesso modo. Almega, sconfortato e perplesso, pensò di cominciare a programmare il viaggio di ritorno verso il suo mondo di origine. Tornò in montagna in Valsesia. Era nuovamente inverno e si avvicinava ancora il Natale. Ora lui sapeva cosa significava quella festa, che gli uomini della Terra si ostinavano a trascorrere come sempre, allo stesso modo, senza preoccuparsi del significato originario di quella nascita. Neanche il Covid era riuscito ad intenerire gli animi. In un’ampia vallata ricoperta di neve spiccava una piccola baita. Dal comignolo usciva del fumo. Almega pensò di avvicinarsi per conoscere quell’abitante. Si affacciò sull’uscio un uomo, anziano, un grosso mantello sulle spalle ed un cappello nero, consunto, che lo invitò ad entrare per scaldarsi.

  • Sono Almega – si presentò;
  • E io Giovanni, entra, siedi e bevi questo – gli disse porgendogli una tazza di tisana fumante alla menta
  • Cosa fai da queste parti, Almega?
  • È una storia lunga. Vengo da un paese lontano. Sono venuto per studiare il comportamento della gente, ma mi devo arrendere perché non riesco a capire perché il Male esiste ancora nell’animo degli uomini.
  • Ah ah ah!! Tu hai fatto un’osservazione intelligente, ma non ti devi scoraggiare. Sappi che Male e Bene sono le facce di una stessa medaglia: devono convivere; una non può fare a meno dell’altra proprio per poter esistere. Ma è il risultato finale quello che conta!
  • Cioè? Cosa potrà accadere?
  • Semplice: avverrà il trionfo del Bene e la sconfitta definitiva del Male
  • E questo quando avverrà?
  • Ogni cosa a suo tempo! Immagina un campo dove assieme alle piantine di grano crescono piantine di erbe cattive. Tutte crescono insieme, piantine buone e piantine cattive, ma al momento della mietitura il contadino separerà il grano che metterà al sicuro nei granai, mentre metterà da parte l’erba cattiva per farla bruciare. È questione di tempo!  Vedi, anche adesso tu vedi tante cattiverie in giro per il mondo per gli effetti negativi che producono, ma non ti accorgi delle grandi opere di bene che, in silenzio, vengono compiute e che recano sollievo alle persone più bisognose. Ricorda che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce!!
  • Grazie, Giovanni! Adesso capisco. Sai cosa ti dico? Sarei dovuto ripartire tra qualche giorno, ma penso che valga la pena trattenermi ancora un po’. Dopotutto qui sulla Terra mi trovo bene!

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