Luce sinistra in hospice

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“Luce sinistra in hospice” è il titolo provvisorio del thriller inedito che ho presentato in concorso al Premio letterario Il Giovane Holden di Viareggio, e che è risultato finalista. In attesa di decidere la pubblicazione integrale, riporto il Prologo del racconto, mentre sul sito www.artielettereitaliane.it sezione racconti troverete anche il primo capitolo

PROLOGO – Il tempo, come uno specchio, dice sempre la verità, anche se a volte ha bisogno di dilatarsi per far emergere l’aspetto reale delle cose e degli avvenimenti, ma alla fine diventa efficace come una luce, pur se sinistra. Persino la malevola pandemia può concorrere a far emergere situazioni nascoste, a dispetto della superficialità, che spesso contrasta la certezza. È questione di tempo e di buona volontà. E così a Santa Marta, tranquilla cittadina laziale, quell’anno l’impianto crematorio lavorava a pieno regime, purtroppo, per l’eccessiva mortalità, tanto da dover fare attendere i parenti interessati diversi giorni, prima di consegnare le ceneri dei loro cari defunti. Quel ritardo, però, in una occasione, si rivelò una circostanza favorevole a chi era alla ricerca della verità.Una mattina di aprile due piccole lucertole stavano immobili e molto vicine sull’orlo di una lunga e sottile crepa sul muro a godersi i primi tepori primaverili. Erano ferme sulla parete esterna della cappella dell’ospedale, esposta a mezzogiorno, già illuminata sin dalle prime ore, da un sole piacevolmente caldo. La campanella con suono chiaro e vibrante, posta sul tetto, preavvisava la cerimonia funebre che si sarebbe tenuta tra pochi minuti. La gente, silenziosa, paziente, attendeva sulpiazzale l’arrivo del feretro. In prima fila, con ampi occhiali da sole e vestiti scuri, i pochi parenti stretti e poi, dietro a loro, un gran numero di lontani parenti ed amici. La signora Marilena Bassi vedova Rossi, di anni 85, malata terminale, ricoverata da diversi mesi in ospedale nel reparto hospice per le cure palliative, era deceduta. I figli, Antonio e Rosalinda, addolorati, avevano accolto senza traumi, rassegnati, la morte della mamma perché l’avevano vista soffrire per troppo tempo a causa della lunga patologia oncologica, ed ora il trapasso l’aveva resa libera dai patimenti della malattia.Dopo il funerale il feretro venne accompagnato all’obitorio del cimitero locale dove si sarebbe proceduto nei giorni seguenti alla cremazione, come la signora aveva richiesto espressamente, ma in quel periodo, come già detto, bisognava attendere più del dovuto per avere l’urna con le ceneri.

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