Annunciazione – riflessione n. 3

Affresco in Oleggio (Novara – Italia)

Oggi 8 dicembre la Chiesa cattolica ha riflettuto sul seguente capitolo del Vangelo secondo Luca (1,26):

“”In quel tempo, l’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, ad una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe.

La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei disse:” Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’Angelo le disse:” Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe ed il suo regno non avrà fine.””

* * * *

Inizia così la storia di Gesù, uomo come noi, figlio di Dio, nato 2020 anni fa da una giovane donna di nome Maria, che ebbe il coraggio di accettare il progetto divino annunciato dall’Angelo Gabriele.

E se Maria non avesse accettato la proposta, così difficile, piena di incognite e di pericoli, cosa sarebbe accaduto? Gesù sarebbe nato ugualmente, forse da un’altra donna? Mistero!

Una cosa è certa: grazie a Maria l’umanità ha avuto il dono di Gesù, salvatore del mondo, luce di verità della nostra vita, liberatore dai vincoli creati dagli uomini, dalle regole antiche incapaci di comprendere le vere esigenze dell’uomo, guida verso un cammino di salvezza eterna attraverso la carità.

Ognuno di noi può immaginare di essere al posto di Maria e di sentirsi chiamare per nome con queste parole: “…(nome)… rallegrati, il Signore è con te”.  Allora noi cristiani comprenderemo di essere avvantaggiati, di essere stati “eletti”, di avere un buon motivo di essere lieti perché abbiamo avuto la fortuna di incontrare Gesù e di potere mettere in pratica i suoi insegnamenti di vita immortale.

Selezione

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Segnalo che il mio racconto “Il ladro attore” qui pubblicato il 20 agosto è stato selezionato dalla Casa Editrice Apollo Edizioni e ritenuto valido per essere inserito in una antologia di cento racconti, raccolti in due volumi, dal titolo “Un giallo per l’autunno”.

Contro la violenza sulle donne

In occasione della giornata contro la violenza sulle donne pubblico uno stralcio dal capitolo 15 del mio romanzo “GIUDITTA – consulente immobiliare”, (episodio dello stupro):

“”Ma prima di tutto questo devo raccontare l’episodio, triste, bruttissimo, che mi fece cambiare atteggiamento in modo definitivo verso il lavoro in hotel.

Mi sembrava di vivere in una nuvola dorata, animata da bella gente, elegante, distinta, seria, ma non avevo ancora incontrato la parte peggiore di quella società, che purtroppo esiste, come in tutti gli ambienti umani.

Era fine ottobre. Si avvicinava un weekend lungo a partire dalla festa di Halloween. Una sera ricevetti a sorpresa la telefonata di Riccardo, benché sapesse quali erano le mie intenzioni. In hotel era stato organizzato il congresso di un movimento politico nato da poco. Sarebbero giunti personaggi da varie parti d’Italia, giornalisti, osservatori, TV nazionali, insomma ci sarebbe stata una buona visibilità per l’albergo. Io, in via eccezionale, fui invitata ad accompagnare un giovane dirigente del movimento, un emergente, che aveva bisogno di farsi notare. Come al solito si trattava di un impegno di due giorni, venerdì sera e sabato sino a pranzo. Sicura di poter essere all’altezza della situazione, attratta dall’esperienza nuova, dalle luci dei riflettori, dalle riprese televisive, non ci pensai due volte, cedetti all’idea affascinante della passerella televisiva, diedi subito il mio assenso per l’incontro previsto per il weekend successivo, sicura di convincere Angelo. Difatti, con la complicità di mia madre, riuscii ad avere l’approvazione del mio fidanzato, sebbene a denti stretti e a condizioni stringenti sugli orari. Lui intanto sarebbe stato assente da Novara in quei giorni in quanto, approfittando della vacanza più lunga, si sarebbe recato in Veneto per far visita ai suoi familiari.

Era un bel fine mese, eccezionalmente ancora tiepido. Il giorno fissato scelsi un abbigliamento comodo e fresco. Un bel tailleur celeste con una minigonna attillata e non molto mini.

Feci il solito percorso, incontrai Riccardo al quale spiegai le difficoltà che avevo incontrato in famiglia e che non mi avrebbero permesso di proseguire con quel tipo di attività. Mi venne presentato il giovane uomo politico che dovevo assistere. Lo chiamerò Mister X. Era un tipo attraente, disinvolto, molto attivo, impegnato continuamente al cellulare. Operatori tv e giornalisti lo circondavano assiduamente e da quel momento anch’io entrai nelle riprese dei media, spintonata, costretta a fatica a stare appiccicata al mio uomo.

Decisamente era per me un’esperienza del tutto nuova. Mi piaceva mettermi in posa, offrire il lato migliore per le riprese, fingere una competenza politica che non avevo, attenta a parlare il meno possibile. Sorridevo tanto. Mi sentivo importante. Era la mia grande occasione di farmi notare!

Alla fine della giornata ero sfinita. Mister X mi chiese di cenare con lui in hotel, poi saremmo usciti a vivere da giovani, in un ambiente più vivace per festeggiare Halloween. Trascinata dall’entusiasmo acconsentii e verso le 22, con le rispettive auto, accompagnati da altri suoi amici, ci recammo in una nota discoteca della zona.

La grande moltitudine di macchine e moto parcheggiate nell’ampio piazzale antistante il locale dava già l’idea della quantità di gente già presente all’interno. Zucche e lumini dappertutto assieme a manichini di vecchie streghe, scheletri penzolanti e diavoli dagli occhi rossi decoravano l’esterno. Un forte profumo di incenso aleggiava tutto intorno, dando anche fastidio per l’intensità. Entrammo in gruppo nel locale assieme a tante altre persone. Fu come entrare per magia in una grande bolgia infernale. Musica assordante, un presentatore urlava nel microfono frasi incomprensibili tra un brano e l’altro di un rapper scalmanato che si agitava sul palco saltellando avanti e indietro, a braccia penzoloni come un gorilla.

Mister X dopo pochi minuti di quel frastuono mi prese per un braccio e mi accompagnò a sedere su uno dei tanti divanetti. Fece cenno a uno dei suoi amici di portarci qualcosa da bere. Arrivò poco dopo con due bicchieri. Avevo tanta sete. Era vino bianco freschissimo. Lo bevvi prima a piccoli sorsi, poi con avidità. Dopodiché ci trasferimmo in una saletta accanto e poi… il buio completo.

Da quel momento trascorsero almeno sei ore durante le quali io fui completamente assente. Non ricordo nulla, neanche uno sprazzo di memoria, un odore, un’immagine, nulla.

Era mattino presto, ancora buio, quando sentii le gambe rigide e infreddolite; feci per alzarmi senza riuscirci. Mi trovai distesa su una panchina di legno, vicino alla discoteca, nel parcheggio esterno, ora tutto vuoto. Non c’era nessuno oltre a due donne avvolte in una felpa con cappuccio scuro che strusciavano delle scope di saggina sull’asfalto per raccogliere montagne di rifiuti. Pensavo a un brutto sogno, ma non era così. Sentivo il traffico lento e lontano di auto. Avevo tanto freddo. Mi massaggiai i polpacci e scoprii di non avere più i collant. Esplorai più su sotto la gonna e purtroppo scoprii di non avere addosso neanche gli slip. Cosa era successo? La testa mi faceva molto male, non sopportavo il dolore diffuso su tutto il capo. Cercai di fare mente locale ma i pensieri andavano ognuno per i fatti propri, non riuscivo a legarli. Cosa ci facevo lì? E ora cosa dovevo fare? Sotto la schiena ritrovai per fortuna la borsetta. Il cellulare registrava parecchie chiamate perse di Angelo e di mia madre. Chissà cosa avevano pensato. L’unica cosa che ricordavo era la bolgia infernale della discoteca, il forte profumo di incenso, l’arsura nella gola. Ero arrivata lì assieme ad altre persone. Mister X, dov’era finito? Perché mi aveva abbandonato sulla panchina? A poco a poco la verità si fece strada nei vicoli tortuosi e pieni di nebbia dei miei pensieri. Sentivo sulla pelle cattivi odori. Avvertivo su tutto il corpo una brutta sensazione di sporco. Capii con rabbia quello che era successo. L’ultima cosa che ricordavo era quel drink che avevo bevuto, così fresco e dissetante, ma sicuramente anche inquinato da stupefacenti. Non c’era altra spiegazione. E poi? Cosa era accaduto? Qualcuno aveva abusato del mio corpo contro la mia volontà. La collera cresceva dentro di me mentre la nebbia si diradava nella mia testa e mi faceva chiaramente capire che ero stata usata e buttata via, come una bambola di pezza. Avevo tanta voglia di piangere ma dagli occhi non usciva una lacrima. Riuscii a stento a drizzarmi in piedi e a raggiungere la macchina rimasta da sola parcheggiata nel piazzale. Mi chiusi dentro, accesi il motore e il climatizzatore per scaldarmi. E finalmente piansi.

Ero pervasa da un senso di impotenza. Avrei voluto tanto tornare indietro nel tempo e cancellare quella bruttissima esperienza, ma era inutile. Ero stata vittima di uno stupro, avrei voluto reagire chiedendo giustizia, invocando una severa punizione per il o i colpevoli, ma era un percorso estremamente difficile. Ci avrei ripensato. Adesso avevo solo bisogno di tornare a casa, infilarmi sotto la doccia e lavarmi a lungo, abbondantemente, per levare ogni residuo della sporcizia che mi avevano lasciato addosso. E così feci. Più tardi avrei dovuto ritornare in hotel per la seconda giornata di lavoro, ma non vi tornai sia per stanchezza e sia per timore di essere umiliata e derisa ancora di più. Dopo la brutta notte trascorsa non mi sentivo in grado di reggere un altro incontro con persone verso le quali nutrivo disgusto. Non conoscevo i colpevoli di quel pessimo atto di violenza, ma certamente essi sarebbero stati tra coloro che quella mattina avrei dovuto frequentare. E la mia rabbia sarebbe aumentata. Non mi sarebbero sfuggiti i loro sorrisetti ironici ed ammiccamenti di complicità.

Il tempo passava veloce. Guardandomi allo specchio vedevo un’immagine disfatta. Decisi subito di starmene a casa e di scrivere un sms a Mister X per motivare la mia assenza. Gli scrissi manifestando disprezzo e risentimento per il comportamento criminale tenuto dai suoi collaboratori la notte scorsa. Dopo un bel po’ Mister X mi rispose con un lapidario “Mi dispiace, parliamone”, al quale a stento mi trattenni dal rispondere con i toni che avrebbe meritato.

Qualche ora più tardi una lunga citofonata avvisò dell’arrivo di un fattorino con un grande mazzo di fiori assortiti, molto belli, accompagnato da un bigliettino su cui era scritto: “Con sincera amicizia, Mister X”. Affidai il bouquet a mia madre per farne l’uso che preferiva. E tutto finì lì.”

© Francesco Grano 2020 – Riproduzione vietata

Un consiglio!

la mia prima macchina da scrivere

Scrivere, scrivere, scrivere, tutto quello che passa per la testa! Poi bisogna scegliere un genere: romantico, poliziesco, storico, noir, rosa, fiabesco, oppure un libro di ricette di cucina, o un manuale per il fai da te, o un saggio sulle qualità della malva.

La mia modesta esperienza si è formata sinora con racconti storici, un thriller, un romanzo rosa, pubblicati. Ora devo decidere se vale pena seguire qualcuno dei seguenti filoni: libro di fiabe per bambini (quasi al termine), ricette di cucina (scritto ma da perfezionare), un giallo (in elaborazione), un libro di narrativa generale (in elaborazione), una serie di racconti incentrati su di un solo tema importante (in elaborazione).

A quale genere dare la precedenza? Mi potreste consigliare?  Grazie!!

P.S.  Accetto  consigli dall’estero, anche da paesi lontani.

Resistere o reagire ?

All’inizio dell’anno ci siamo imbattuti nello tsunami del Covid, virus che ha scombussolato la nostra vita, limitato la libertà di azione e di movimento, costretti ad indossare una maschera per salvarci dalle goccioline di saliva del prossimo e per coprire la tristezza dei nostri volti. Poi la tregua estiva. Ed ora in autunno la ripresa della virulenza con più forza malefica di prima. Che fare? Avevamo sperato che la cosa si risolvesse in modo naturale; “ha da passà ‘a nuttata”, ripetevamo, come la celebre frase di Eduardo De Filippo in una delle sue commedie, abbiamo atteso il nuovo vaccino, che ancora non si vede nonostante le promesse di lancio imminente. Intanto, accanto ai bollettini di morte degli ammalati, si registra un continuo declino delle attività economiche con una moltitudine di esercizi commerciali ed artigianali che chiudono i battenti per sempre. Durante la riunione dei capi di governo europei dell’agosto scorso, alle richieste dei paesi più colpiti dalla pandemia, Italia in testa, fu risposto dai paesi “frugali” del nord che non era possibile concedere tanti aiuti e che occorreva agire con resilienza da parte dei più danneggiati. 

Pur non condividendo il loro pensiero, indice di scarsa solidarietà in una comunità, l’Europa unita, che dovrebbe muoversi in modo omogeneo verso il bene comune, devo ammettere che la via della resilienza è, nel caso specifico, più adeguata della resistenza passiva. Attoniti, abbiamo sperimentato l’attesa della fine del tunnel nei primi mesi dell’anno e non abbiamo ottenuto granché. Poi ci siamo illusi di aver superato la fase critica, ed oggi rieccoci alle prese con il ritorno della bestia, più cattiva di prima. Ma non ci va di stare ad aspettare passivamente che il male passi. In questa guerra impari per ora non abbiamo armi valide se non l’isolamento. Vuol dire che cambieremo modo di vivere. Bisogna reagire, non solo resistere. Vivere in modo diverso, ma vivere per quanto possibile, con accanto l’amica “Speranza” che non ci deve mai abbandonare.

Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay 

Il ladro attore

Ricordate il mio racconto che ho riportato su questo blog in agosto? Ebbene, è stato selezionato dalla Casa Editrice Apollo Edizioni per essere inserito in una antologia dal titolo “Un giallo per l’autunno”, in fase di pubblicazione. La raccolta, che comprende 102 racconti di altrettanti autori in due volumi, verrà posta in commercio in tutte le librerie entro qualche settimana.

Morire di Covid in solitudine

Il rumore sommesso del traffico del mattino viene sovrastato dalla sirena bitonale di un’ambulanza. Si sente da lontano, si avvicina, pensi che vada oltre, invece si ferma a poca distanza da te, cessa di suonare.

Ti affacci alla finestra per curiosità, per sapere in quale punto della strada l’auto si è fermata e la vedi di fronte alla tua casa, con il lampeggiante ed il motore acceso. Tre persone, zaino in spalla, scendono veloci, si avvicinano al portone spingendo una barella e spariscono per 15 lunghi minuti. Tornano in strada accompagnando un ammalato, anziano, disteso sul lettino, coperto sino al viso, in parte nascosto dalla mascherina. Lo conosci, l’hai incontrato tante volte. Scendono in strada anche un’anziana signora, la moglie, e due figlie, tutte col viso protetto. Pochi minuti e poi l’ambulanza riparte. Le tre donne dall’esterno tentano di dare un saluto al loro marito e padre, forse l’ultimo saluto, forse l’ultimo bacio soffiato sulla punta delle dita, visto che l’uomo, già sofferente di problemi cardiocircolatori, è ammalato di Covid e non si salverà.

Il poveretto, dopo una vita spesa per la famiglia e la società, non avrà il conforto di avere vicino gli affetti nel momento del trapasso. Morirà da solo nel trambusto di un ospedale, tra il viavai di medici ed infermieri bravissimi ma troppo indaffarati per poter dedicare un po’ di tempo in più agli ammalati più gravi.  Un sacerdote, coraggioso, si avvicina per chiudergli gli occhi, recitare una preghiera e dargli una benedizione. Mentre là fuori i parenti, disperati, si struggono per non aver potuto consolare il congiunto sino alla fine. Non potranno più vederlo neanche da morto, sigillato subito per cautela nella bara.

Destino crudele o incapacità dell’uomo moderno di trovare soluzioni “umane” a traumi del genere?

Ho raccontato questo episodio, purtroppo vero e molto frequente, per far riflettere sul bisogno di affetto che l’uomo ha dal momento della nascita sino all’ultimo istante di vita, lungo tutto il percorso.

Foto di ADMC da Pixabay

Giuditta – consulente immobiliare

Romanzo rosa

Desidero condividere con gli amici il risultato della partecipazione al prestigioso Premio Nazionale di Arti Letterarie – Metropoli di Torino con il romanzo che ho pubblicato quest’anno tramite la piattaforma Youcanprint.it. 

La giuria ha classificato il libro nel primo 37% dei concorrenti che, anche se non rappresenta il podio dei vincitori, risulta per me un importante riconoscimento. Infatti è stata la prima volta che mi sono cimentato in una esperienza di questo genere di romanzo (rosa), che mi ha imposto grandi difficoltà interpretative del pensiero della protagonista, una donna molto giovane, lontanissimo dai miei schemi psicologici personali.

Denaro, amore, notorietà, false amicizie, sono gli ingredienti di questo racconto, con finale a sorpresa che si scopre solo nelle ultime pagine. Il libro, avvincente, di agevole lettura, pubblicato sulla piattaforma Youcanprint.it, si può richiedere sia in formato cartaceo presso le maggiori librerie, o cliccando sul sito:

https://www.youcanprint.it/fiction-generale/giuditta-consulente-immobiliare-9791220062589.html , oppure si può acquistare in formato ebook, cliccando sul sito:

https://www.youcanprint.it/fiction-romantico-contemporaneo/giuditta-consulente-immobiliare-9788831671606.html ,

nonché su Amazon, Kobo e altri. In entrambe i casi sarà molto gradita una recensione. Per altre informazioni scrivetemi a : novara15@gmail.com. Grazie e buona lettura.

Costruire la casa – riflessione n.2

Ad un certo punto della vita a tutti capita di voler creare qualcosa o dedicarsi ad un’attività importante: può essere la coltivazione di una pianta, la preparazione di un dolce, la costruzione di una casa, la creazione di una famiglia. L’origine è comune a tutte le attività determinate da una libera scelta: si parte da un sogno, si prosegue con un dialogo se si tratta di impegno condiviso, si sviluppa la volontà di “fare”, si elaborano progetti ideali. Il sogno continua con le immagini di quello che avverrà, con la forza dell’immaginazione si vede il prodotto finito e si pregusta la soddisfazione per il buon lavoro svolto.

Prendiamo il caso della costruzione di una casa. Con la fantasia si può vedere subito il progetto realizzato, ma in realtà i passi da seguire sono tantissimi, a partire dallo studio del terreno e dalla edificazione delle fondamenta. Se si vuole costruire una casa solida occorre evitare terreni sabbiosi, meglio puntare su terreni stabili, altrimenti alla prima alluvione o al primo evento tellurico la casa è destinata a crollare.

Anche per le altre esecuzioni occorre qualcosa di robusto e di qualità: semi buoni per le piante, ingredienti misurati e gustosi per un dolce, un amore sincero, disinteressato e reciproco per creare una famiglia. Altrimenti la creazione è destinata ad un forte e probabile insuccesso.

Ai miei nipoti dico: prima di accingervi a realizzare un progetto, assicuratevi di essere in possesso degli ingredienti giusti. Non costruite sulla sabbia: potreste pentirvene!

Cupidigia e invidia – riflessione n.1

Scrivo queste brevi note per i miei nipotini. Oggi loro non sono in grado di comprenderle, domani invece potrei essere io a non poterle spiegare, perciò le annoto sperando che siano utili a loro ma anche ad altri.

Cupidigia ed invidia dicono che sono i peccati più diffusi e meno confessati. Due comportamenti che sono sempre stati presenti nelle relazioni umane, contenuti nella Bibbia, nei Dieci Comandamenti, con il divieto di desiderare la donna d’altri e la roba d’altri. Ma di cosa si tratta? I dizionari riferiscono che si tratta di “brama smodata” “avidità sfrenata di possesso, di ricchezza”, ma anche desiderio sregolato di bellezza, di immagine, di forma fisica ideale. Non si tratta del semplice desiderio, più che lecito, di migliorarsi, ma della bramosia illimitata che rende l’oggetto ambito un idolo. Non c’è limite ad essa perché la soddisfazione non viene mai raggiunta, per cui c’è una rincorsa perenne e vana di un obiettivo solo ideale, impresso nella propria mente ma effimero, falso, inappagante, divenendo ogni progresso conseguito la base per un successivo traguardo sempre più lontano, senza fine.

Cupidigia e invidia sono poi strettamente legate tra loro. Chi è affetto da bramosia di solito soffre anche di invidia verso quelli che, a suo parere, hanno raggiunto determinati obiettivi.

La cupidigia, o il desiderio eccessivo ed avido di avere sempre di più, è idolatria, perciò è da evitare.

Cerco riferimento nel Vangelo e trovo l’episodio riferito da Luca (12,13-21) che chiude con questa frase rivolta al cùpido che pensava avidamente di accumulare ricchezze:

«Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».