Salone Internazionale del Libro Torino

Stand N23 pad 3 gruppo “Inizio a scrivere”

Lavoro, impegno, volontà, caparbietà, amarezze, costi ma alla fine ecco noi 14 temerari scrittori emergenti del gruppo “Inizio a scrivere” con la soddisfazione di vedere i nostri libri sugli scaffali del padiglione 3 stand N23 del Salone Internazionale del libro che domani aprirà i battenti a Torino. A tutti i colleghi di cordata: Lidia Simonetti, J.C. Casalini, Stefano Moretto, Lorena Demurtas, Sabina Moretti, Natalia Foffi, Laura Rizzoglio, Marina Angelini, Dario Ruggeri, Enrico Finazzer, Antonio De Gennaro, Alessia Oliveri, Angela Gallo, un grande Grazie, un abbraccio virtuale ed un poderoso “in bocca al lupo”.  Aspettiamo tanti visitatori: lettori, blogger, editori, specialisti del settore editoria, curiosi, disposti a scambiare qualche opinione guardandoci negli occhi. Venite a trovarci!

Pace

Ucraina

Inizio Il mese con una citazione che ci deve fare riflettere:

“La Pace non è solo assenza di guerra!”

Ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte affinchè, intanto, cessino le attività belliche. Poi bisognerà adoperarsi per costruire la vera Pace. La gente non merita l’angoscia, le tribolazioni, le ferite ed i morti di una guerra, di un’attività distruttiva voluta da suoi simili. Stiamo ancora soffrendo per la pandemia del Covid, per colpa di un virus, nemico invisibile, che stiamo combattendo con i vaccini, ed ecco imbatterci in azioni umane sbagliate, fallimentari, nate da disegni anacronistici di potenza, da vecchi ideali dei secoli scorsi, oggi di nessun valore.

Per favore Signori Russi fermatevi, prima che la situazione peggiori! Noi vorremmo avervi come amici al nostro fianco e non come persone ostili sul fronte opposto. Noi non vogliamo nemici!

Benvenuto Marco

Cicogne – Photo by De Lemster Krant on Pexels.com

Marco mi ha preso alla sprovvista. Il mio quarto nipotino, nato stamattina in anticipo di qualche giorno sul previsto, mi ha fatto la gradita sorpresa e, all’ora del caffè, mi è giunta la notizia del suo arrivo. La mia reazione è stata euforica come quella per la nascita degli altri nipoti ma, questa volta, più composta. Colpa dell’età che avanza e che mi ha assuefatto a questi avvenimenti, pur, senza dubbio, assai importanti e di notevole valore.

Ritengo infatti che la vita è molto bella perché è viva e dà vita. La vita è essenziale! Tutto il resto, immagine di mondanità, potere, successo, ricchezza, senso di appartenenza, assume un valore secondario.

 Per questo ammiro moltissimo l’immagine del seminatore. Egli svolge uno dei lavori più belli del mondo. Quando è il momento giusto il seminatore, che ha già preparato il terreno, procede alla semina. La sua intenzione è quella di avviare un processo di trasformazione.  Nel momento in cui interra il seme inizia a sognare. Affida a quel piccolo essere un grande destino. Dopo poco tempo si saprà se il seme avrà attecchito e messo radici oppure no. Se la risposta sarà affermativa comincerà il viaggio, il progetto prenderà corpo, si svilupperà, sino alla fine quando quel piccolo seme avrà generato una pianta capace di dare frutto abbondante.

 Il coltivatore progetta, lavora, sogna e realizza. Non può desiderare di meglio.

Ed ancora un’altra considerazione. La nostra esistenza è simile ad una meteora: nasce da un angolo del cielo, percorre un arco di grandezza variabile a lucentezza prima crescente, poi decrescente, sino a cessare del tutto all’angolo opposto della volta celeste.  Chi la osserva può nutrire tanti sentimenti: indifferenza, ammirazione, amore, odio, invidia, ma dopo che è passata ben pochi che l’hanno vista la ricorderanno.

La vita è una meteora! Se non facciamo qualcosa per essere ricordati, per continuare a vivere nella memoria di chi resta, siamo destinati velocemente all’oblio.

Benvenuto Marco ed auguri di lunga prosperità!

20gennaio2022

News su GIUDITTA – una ragazza casual

Nei mesi scorsi ho presentato il romanzo al concorso letterario internazionale “Premio Michelangelo Buonarroti” – Seravezza (LU). Nei giorni scorsi ho ricevuto la gradita notizia della attribuzione di un attestato di merito, che mi è stato consegnato oggi.

Ricordo che il libro è reperibile nelle maggiori librerie e, in formato sia cartaceo che ebook, sul sito https://www.youcanprint.it/giuditta-una-ragazza-casual/b/2006b1fc-7a2b-5a73-bfd6-034991e0b569? oggetto di vendita promozionale.

GIUDITTA – una ragazza casual

In occasione dell’intervista che mi ha rivolto l’emittente televisiva nazionale Odeon Tv,  che andrà in onda martedì 23 novembre alle ore 18.50 sul canale 177, nel programma Eccellenze Italiane , ho deciso di pubblicare gratuitamente il primo capitolo del recente romanzo “Giuditta – una ragazza casual”.

Lo troverete sul mio sito www.artielettereitaliane.it al link: https://sites.google.com/d/1Vp8-dRTzKabFrlojsNSLXk9NKCYeIzYB/p/1NoJgRvlE_6eWD7HTUtqKOGnR8g1Qccpw/edit

Buona visione e buona lettura.

Novembre

per questo nuovo mese ho scelto la seguente poesia di Giovanni Pascoli

AUTUNNO (foto fgrano)

Gèmmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E’ l’estate
fredda, dei morti.

Ottobre

uva da mosto (foto fgrano)

Ottobre. Che mese splendido! Oggi in giardino mi sono soffermato a seguire il volo disordinato di due farfalline bianche, dette cavolaie perché prediligono le piante di cavolo, e mentre saltellavano dal rosmarino alla salvia, passando da un’azalea ad una camelia, il sole mi riscaldava piacevolmente la nuca e come una sciarpa mi avvolgeva nel suo tepore. Ho gradito molto quella carezza invisibile ed ho pensato che tutti abbiamo bisogno di calore!

E poi profumi nuovi, uva, mosto, caldarroste!

Un giovane occitano , cap. 3

pigne e ghiande (fg)

Cap. 3 – L’incontro con Marianna

I lavori di costruzione erano veramente pesanti ma Rosario, con i suoi modi educati era riuscito a conquistare le simpatie dei superiori. Erano frequenti i contatti tra i militari e la popolazione civile per esigenze di approvvigionamento di beni alimentari, per cui giornalmente i militari si recavano in paese o nelle frazioni vicine per comprare del pane o formaggi e altro. 

Fu così che Rosario, spesso prescelto per ritirare beni alimentari, incontrò Marianna, figlia del casaro che forniva con regolarità formaggi agli alpini. La ragazza, diciottenne, era sposata da poco tempo con un compaesano della stessa sua comunità walser. Il marito, Vincent, di tre anni maggiore di lei, pascolava le caprette in estate sulle alture vicine, mentre nelle altre stagioni aiutava i suoceri e la moglie nella produzione e stagionatura dei formaggi. 

Rosario e Marianna si capirono subito, sin dal primo giorno in cui si conobbero. Lui le parlava occitano, lei rispondeva walser, ma si intendevano benissimo, anzi tra di loro era nato quasi un gioco, quello di trovare vocaboli arcaici, sconosciuti, da scoprire ed interpretare. Poi Rosario era ansioso di conoscere la storia delle minoranze etniche e linguistiche di quelle zone, per acquisire maggiori informazioni sul popolo degli occitani, per cui si dilungava spesso con Marianna ed altra gente del posto allo scopo di raccogliere confidenze, aneddoti, leggende su quelle popolazioni.

Venne la primavera del 1915. L’Italia entrò in guerra quel lontano 24 maggio ed il marito di Marianna, Vincent, a ventidue anni già considerato militare esperto, fu tra i primi fanti ad essere inviato al fronte a combattere gli austriaci. Rosario continuò ad essere impiegato nella costruzione della strada alpina, ritenuta strategica per raggiungere il confine svizzero. Il giovane occitano si trovò più spesso a frequentare la ragazza walser. A poco a poco emerse un sentimento reciproco di attrazione, tenuto sino ad allora sotto controllo, benché nato sin dal primo incontro. La solitudine li avvicinò, il bisogno vicendevole di conforto si fece sempre più intenso sino a quando accadde l’irreparabile. Marianna, rimase incinta, e ovviamente tenne ben segreta la notizia verso tutti meno che con Rosario. Il marito, tornato a casa sei mesi dopo la partenza per una breve licenza premio di tre giorni, non si accorse dello stato interessante della moglie, essendo ancora alle prime settimane di gravidanza.

Intanto la guerra, che nelle previsioni doveva concludersi in poco tempo, procedeva con sforzi enormi dell’esercito italiano. Fu necessario mandare al fronte più soldati del previsto, per cui anche Rosario venne trasferito sui monti del Carso. 

Fu allora che nacque la corrispondenza epistolare tra i due giovani amanti. Lui chiedeva con insistenza e apprensione notizie della maternità, esprimeva sentimenti di tenerezza verso quella creatura, che sarebbe nata in sua assenza, ma non sappiamo quali furono le risposte di Marianna. Un brutto giorno del 1916 la corrispondenza si interruppe.  Una potente granata austriaca frantumò i sogni del giovane Rosario, dilaniando il suo corpo sul campo di battaglia. Due anni dopo, alla fine della guerra, Vincent ebbe la fortuna di tornare a casa, con una ferita ad un braccio ma almeno vivo e vegeto, dove lo accolsero la moglie e la piccola Lorena di due anni, di cui aveva saputo la nascita ma che non conosceva ancora.

Marianna tenne nascosto a tutti il suo grande segreto, quella passione travolgente con quel ragazzone occitano che le parlava di poesia e letteratura, di storia e religione, che aveva abbracciato, amandolo, in un momento di solitudine, ma senza alcun rimpianto.

Lei conservò tutte le sue lettere come un cimelio sacro ed importante. Ma doveva nasconderle bene e, durante i lavori di costruzione per l’ampliamento della casa dove abitava, Marianna riuscì ad infilare la grossa busta in uno dei pilastri di pietre, dove rimase per tanti anni, più di un secolo, senza essere mai scoperta, sino al giorno in cui venne trovata dagli operai di Adalgisa.

(continua)

Un giovane occitano – parte seconda

Stele omaggio agli Alpini Bellinzago Novarese

Seguito del racconto iniziato con la pubblicazione del 7 agosto

Cap. 2 – Rosario

L’unità d’Italia nel 1861 aveva di fatto suscitato nuovi entusiasmi tra la gente di ogni regione, che ora considerava più vicini coloro che risiedevano in località lontane, in altri staterelli, prima della costituzione del nuovo Regno d’Italia, con tutte le difficoltà di collegamento viario che esistevano in quell’epoca. Per essa sarebbe stato più facile incontrarsi, scambiarsi opinioni, gioire assieme per gli stessi successi nazionali, in una nazione appena ricostituita, discutere di filosofia, scienze e letteratura. Era un sogno che aveva però ancora tanti ostacoli di natura geografica. I ragazzi, che venivano dal sud diretti verso le estreme regioni del nord per effettuare il lungo servizio militare, soffrivano tanto per la lontananza prolungata dalle famiglie, ma in cambio avevano l’opportunità di stringere amicizia con coetanei delle regioni del nord, con cui potevano scambiare esperienze, dialetti, storie.

Uno di questi ragazzi, Rosario, originario di Guardia Piemontese, bel paese sulla costa tirrenica calabrese della provincia di Cosenza, un bel giorno del 1913 ricevette dal distretto militare la cartolina precetto con cui gli veniva intimato di presentarsi entro trenta giorni in una caserma militare di Cuneo. Non c’era tempo da perdere! Voleva dire partire subito, visto che gli toccava percorrere più di 1200 km in parte in carrozza sino a Paola, poi con una barca sino a Napoli, quindi con il piroscafo sino a Genova e poi in treno a vapore sino a Cuneo. Un viaggio lunghissimo.

Rosario apparteneva alla minoranza etnica di lingua occitana, gente umile, semplice, buona, che nei secoli precedenti, nel 1500 ai tempi della controriforma, aveva subito feroci repressioni ad opera dei cattolici a causa della loro religione valdese. Solo una piccola parte di essa si era salvata fingendo la conversione al cattolicesimo e quella popolazione viveva in perfetta armonia con tutti gli altri. Erano trascorsi sette secoli, dal 1200, dall’emigrazione in Calabria degli antenati, provenienti dalle regioni occitane del nord Italia, perseguitati sempre per motivi religiosi, per cui i discendenti, pur avendo mantenuto la lingua e le tradizioni originarie, avevano avuto la capacità di integrarsi in modo efficace nell’ambiente calabrese, senza creare problemi a nessuno.

Il giovane, alto, snello, biondo e dagli occhi cerulei, bravo studente di lettere e filosofia, appassionato della storia della sua gente, pensò bene di sfruttare l’occasione del servizio militare che gli si presentava per effettuare ricerche storiche e trovare notizie in Piemonte riguardanti i suoi antenati.

Rosario fu ben felice di essere assegnato ad un battaglione di alpini, benché non avesse mai visto in vita sua monti sontuosi come quelli delle Alpi. Ma egli nutriva un sentimento particolarmente riconoscente nei confronti di quei militari, ricordando degli eventi tragici accaduti qualche anno prima. Nel 1908 vi fu in Calabria e Sicilia un violentissimo terremoto che rase al suolo le due città dirimpettaie di Reggio Calabria e Messina, con un numero impressionante di morti e feriti. Ebbene, tra i primi soccorritori giunsero proprio gli alpini che si prodigarono senza paura e senza problemi di comprensione, animati solo dallo spirito di solidarietà e di fratellanza verso quella gente così gravemente colpita. La notizia venne ripresa dai giornali locali che, con i tempi lenti dell’epoca, divulgarono ovunque le gesta di quei militari valorosi, enfatizzandone per mesi e mesi le gesta eroiche.

E un altro motivo di soddisfazione per lui fu l’essere stato assegnato ad una caserma situata in una zona dove ancora si parlava la lingua occitana come la sua. Era troppo grande la felicità che, appena arrivato a destinazione, mostrò subito le sue qualità di servizio, lavorando sodo senza lamentarsi, anzi spronando i commilitoni ad accettare di buon grado le mansioni che venivano loro affidate.

In quegli anni gli alpini erano impegnati a costruire una strada mulattiera di 24 km per esigenze militari, che doveva congiungere le località di Macugnaga ad Alagna Valsesia: un lavoro improbo con i mezzi limitati di allora, che richiedeva moltissima manodopera. Rosario fu assegnato ad uno squadrone con il compito di livellare il terreno a forza di badile, travi, leve e qualche volta mine per far saltare i massi maggiori, nel tratto che partiva da Macugnaga. Un altro squadrone simile era impiegato nello stesso lavoro partendo dal lato opposto di Alagna. Le due compagini si sarebbero incontrate a metà percorso al Passo del Turlo (in lingua walser tϋrli= piccola porta) a 2700 m.di altitudine.

(segue)

Giornata internazionale dell’amicizia

International Day of Friendship

Photo by Pixabay on Pexels.com

Dal 30 luglio 2011 si celebra ogni anno in tutto il mondo la giornata internazionale dell’amicizia per delibera dell’Assemblea generale delle nazioni unite (0nu).

La Giornata celebra l’amicizia tra popoli, paesi, culture e individui.

Nel documento ufficiale viene riconosciuta l’importanza dell’amicizia come “sentimento nobile e prezioso nella vita degli esseri umani in tutto il mondo”.

In questa occasione voglio ricordare una famosa poesia sull’Amicizia, di autore ignoto, attribuita al poeta argentino Jorge Luis Borges:

“Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita,
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
però posso ascoltarli e dividerli con te.
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro,
però quando serve starò vicino a te.
Non posso evitarti di precipitare,
solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada.
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei,
però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.

Non giudico le decisioni che prendi nella vita,
mi limito ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere,
solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,
in quel momento sei apparso tu…
Non sei né sopra né sotto né in mezzo,
non sei né in testa né alla fine della lista.
Non sei né il numero uno né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere io il primo, il secondo o il terzo della tua lista.
Basta che tu mi voglia come amico.
Poi ho capito che siamo veramente amici.
Ho fatto quello che farebbe qualsiasi amico:
ho pregato e ho ringraziato Dio per te.
Grazie per essermi amico.”