Un giovane occitano

Monte Rosa estate 2021

Trascrivo il primo capitolo di un mio nuovo racconto inedito, di genere storico/fantasy, ambientato sul Monte Rosa tra il 1913 ed il 2021. Prossimamente aggiungerò altri capitoli. Buone ferie!

Un giovane occitano

Cap. 1 – Adalgisa

“Ho deciso! Questi lavori li facciamo! Andrea, procedi con l’avvio delle pratiche al Comune, Regione e altri uffici, perché penso che questo sia il momento giusto per spendere un po’ di soldi e recuperare la mia casa in montagna”. 

Disse così Adalgisa all’architetto che le proponeva di effettuare dei lavori importanti di ristrutturazione di una caratteristica costruzione walser nel comune di Macugnaga, sul monte Rosa, ereditata dal padre.

Lei viveva a Milano, dirigente marketing di una importante società farmaceutica. 50 anni ben portati, sposata con un industriale, due figli maschi studenti di 22 e 18 anni.

I genitori sino a poco tempo prima avevano gestito un piccolo caseificio nella casa che era stata dei nonni e dei bisnonni, una tipica costruzione con tanto di blockbau all’esterno e due lavatoi in pietra. Una parte dei locali era adibita ad abitazione ed un’altra a laboratorio per la produzione dei formaggi. Il piano superiore era adibito a fienile e deposito di legna.

Adalgisa era nata lì, in quella casa; ci era molto affezionata e poi quella residenza rappresentava per lei la continuazione di una lunga tradizione che aveva radici antiche che affondavano nei secoli, custode di una cultura che andava preservata, così come facevano gli altri componenti, sempre in numero minore, della comunità walser.

I suoi figli erano nati e vivevano in Lombardia, quindi non sentivano il legame forte con le origini etniche e territoriali come le sentiva lei, ma ugualmente avvertiva di dover fare qualcosa per dare continuità alla sua storia. Adalgisa ripeteva spesso che l’uomo è simile ad una meteora che nasce in un angolo del cielo, attraversa velocemente il firmamento, emette luce più o meno vivida, suscita sentimenti di vario genere in coloro che la guardano, poi si sbriciola e muore all’angolo opposto del cielo. Nessuno si ricorderà a lungo di essa se non coloro che hanno avuto modo di legare un sentimento a quel passaggio: un’idea, un pensiero, un progetto, una poesia. Solo così la meteora continuerà in futuro ad emettere luce ideale.

Due mesi dopo, era già fine maggio e la natura era una tavolozza di colori vivaci sparsi attorno alla casa di Adalgisa, a Macugnaga. Distese di trifoglio ed erbe da fieno, bucate qua e là da fiori gialli di tarassaco, violette e muscari, narcisi e ginestra. L’aria ancora fredda, ma il cielo sempre più terso e luminoso invitava a sedersi lì in mezzo ai prati, senza far niente, ad ascoltare i campanacci delle mucche poco lontane o lo scroscio più distante di un piccolo ruscello. Una squadra di operai specializzati sistemava le grosse travi in legno della casa mentre altri si occupavano della sistemazione delle beole sui tetti e delle grondaie in pietra. Un operaio, mentre lavorava ad uno dei pilastri, notò che uno dei sassi incastonati si staccava. Provò a tirarlo via per cospargerlo di malta e rimetterlo al suo posto, quando quello cedette senza fatica. Si aprì un buco sufficiente per far passare un braccio. L’uomo, incuriosito, ispezionò l’interno di quella cavità con una piccola torcia elettrica, si accertò che non vi fossero rettili nascosti, poi vide un pacco di carta collocato là dentro, infilò la mano e tirò fuori una grossa busta gialla di carta grossa ed antica chiusa con un cordoncino di lana nero annodato che l’avvolgeva a croce. L’operaio portò subito la busta al geometra che dirigeva i lavori, spiegando l’accaduto.

Il giorno dopo Adalgisa, avvisata del ritrovamento ed incuriosita, prese un giorno di ferie, arrivò velocemente in montagna con il suo nuovo SUV fiammante e roboante. Quegli ultimi chilometri di strada dalla tangenziale a Macugnaga, immersi di solito in pacifici silenzi da bosco, sopportavano quei rombi di motore possente solo la domenica quando frotte di turisti chiassosi inquinavano la quiete dei monti.

Adalgisa salutò velocemente quelli che lavoravano in casa sua, ritirò la busta gialla ritrovata e si rifugiò in quella che era stata la sua cameretta di adolescente, sedendo sul letto di legno stagionato, ansiosa di scoprire il tesoro nascosto. Era un pacco di lettere, una ventina, nelle buste originali, tutte indirizzate alla sua bisnonna Marianna. Scritte tutte nel 1915 da un unico mittente, un tale Rosario. Ne lesse due. Erano lettere d’amore, scritte con tono gentile, educato ed elegante. Diede una scorsa veloce alle altre e capì che erano dello stesso tenore. Adalgisa ritenne inutile continuare. Lo avrebbe fatto a casa con calma. Intanto si pose una domanda: chi era Rosario?

Non trovò risposta nella sua memoria. Mise tutto nella borsa capiente di pelle rossa e andò al bar vicino ad offrire da bere agli operai ed al geometra che stavano lavorando alla ristrutturazione. Poi, dopo una sosta al caseificio vicino dove fece rifornimento di formaggi e miele, veri sapori di montagna, riprese il viaggio di ritorno a Milano.

(continua)

Giornata internazionale dell’amicizia

International Day of Friendship

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Dal 30 luglio 2011 si celebra ogni anno in tutto il mondo la giornata internazionale dell’amicizia per delibera dell’Assemblea generale delle nazioni unite (0nu).

La Giornata celebra l’amicizia tra popoli, paesi, culture e individui.

Nel documento ufficiale viene riconosciuta l’importanza dell’amicizia come “sentimento nobile e prezioso nella vita degli esseri umani in tutto il mondo”.

In questa occasione voglio ricordare una famosa poesia sull’Amicizia, di autore ignoto, attribuita al poeta argentino Jorge Luis Borges:

“Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita,
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
però posso ascoltarli e dividerli con te.
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro,
però quando serve starò vicino a te.
Non posso evitarti di precipitare,
solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada.
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei,
però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.

Non giudico le decisioni che prendi nella vita,
mi limito ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere,
solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,
in quel momento sei apparso tu…
Non sei né sopra né sotto né in mezzo,
non sei né in testa né alla fine della lista.
Non sei né il numero uno né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere io il primo, il secondo o il terzo della tua lista.
Basta che tu mi voglia come amico.
Poi ho capito che siamo veramente amici.
Ho fatto quello che farebbe qualsiasi amico:
ho pregato e ho ringraziato Dio per te.
Grazie per essermi amico.”

Le rinunce di una mamma – racconto

Uno dei miei racconti , dal titolo “Rinunce di una mamma” è stato selezionato per far parte di una bella antologia di novelle di Autori vari, intitolata “A mia madre”, curata da Apollo edizioni.

Chi volesse leggerlo potrà reperirlo anche nel libro “Racconti come ciliegie” che ho pubblicato tramite Amazon il mese scorso, per ora solo in formato e-book, al link: https://www.amazon.it/Racconti-come-ciliegie-Francesco-Grano-ebook/dp/B097KL35DH/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=racconti+come+ciliegie&qi

Per altre informazioni consultate il mio sito http://www.artielettereitaliane.it.

Grazie.

Il fieno di montagna

fieno del Monte Rosa

Vi ricordate il profumo del fieno? Quello che vedete è stato prodotto sul Monte Rosa, non è lo stesso del fieno di pianura. Le erbe essiccate di montagna hanno un profumo forte, unico, che entra nei polmoni e li soddisfa; ricorda l’aria pura, il sole ed il freddo che le hanno viste crescere, maturare ed essiccare.  Poi il fieno andrà ad alimentare le mucche, che produrranno buon latte, da cui si otterrà formaggio squisito, inimitabile. Una poesia!

Premiazione

Dal Monte Rosa, in uno scenario ad oltre 1300 m. di quota, vi presento qualche immagine della premiazione al quinto concorso letterario Macugnaga e il Monte Rosa, durante la quale ho ricevuto ieri il primo premio per il racconto “Natale? Cos’è?” pubblicato sul mio blog www.francescograno.wordpress.com

Chi volesse conoscere il seguito del racconto lo può trovare sullo stesso sito con il titolo “Almega a Natale due anni dopo” https://wordpress.com/post/francescograno.wordpress.com/467

oppure, assieme ad altri racconti, sull’e-book “Racconti come ciliegie” pubblicato su Amazon

Poesia del mese: I ragazzi che si amano, di Jacques Prevert

(foto fgrano)

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

Jacques Prevert

IN HOC SIGNO VINCES

(foto fgrano)

Un po’ di storia.

“In hoc signo vinces è una frase latina, dal significato letterale: “in (sotto) questo segno vincerai”, traduzione del greco ἐν τούτῳ νίκα. La comparsa in cielo di questa scritta in greco accanto a una croce sarebbe uno dei segni prodigiosi apparsi a Costantino che avrebbero preceduto la battaglia di Ponte Milvio, (Roma 312 d.C.). 

Costantino inoltre avrebbe fatto precedere le proprie truppe dal labaro imperiale con il simbolo cristiano del chi-rho, detto anche monogramma di Cristo, formato dalle lettere XP (che sono le prime due lettere greche della parola ΧΡΙΣΤΟΣ cioè “Christòs”) sovrapposte. Sotto queste insegne i soldati sconfissero l’avversario.” (Da Wikipedia, l’enciclopedia libera).

Per noi cristiani di oggi il crocifisso assume valore simbolico ed identificativo della nostra appartenenza alla religione cristiana. Assume il significato della decisione di accettare la nostra elezione a figli di Dio, e di incamminarci al seguito di Cristo, che comporta lo sforzo di comprendere, mettere in pratica la Sua parola e seguire il Suo esempio.

Essere cristiani richiede la rinuncia alla mondanità, alle soddisfazioni effimere che può dare il denaro, il potere, il sesso, la vanità.

Il crocifisso assume quindi valore di promemoria.

In hoc signo vinces: ricordati che è questa la strada per vincere, difficile e faticosa. Non ce ne sono altre!

Il libro per il relax

E’ stato pubblicato oggi sulla piattaforma Amazon, kindle store, questo mio ultimo libro che raccoglie racconti inediti, biografie, considerazioni varie, articoli già apparsi su questo blog, poesie ecc.

Lo trovate solo in formato ebook a questo link: https://www.amazon.it/Racconti-come-ciliegie-Francesco-Grano-ebook/dp/B097KL35DH/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=racconti+come+ciliegie&qid=1624179530&s=digital-text&sr=1-1

Buona lettura!

L’INVIDIA

Aquila in volo (foto di Stacy Vitallo su Pixabay)

Oggi voglio esprimere una riflessione sul valore negativo dell’invidia. È da un po’ di tempo che ci penso avendo avuto modo di raccogliere lo sfogo di persone rammaricate perché colpite da questo malanimo. Su internet ho trovato alcune definizioni, tra cui la più calzante è quella del vocabolario Treccani, che così si esprime:

“Invidia: Sentimento spiacevole che si prova per un bene o una qualità altrui che si vorrebbero per sé, accompagnato spesso da avversione e rancore per colui che invece possiede tale bene o qualità; anche, la disposizione generica a provare tale sentimento, dovuta per lo più a un senso di orgoglio per cui non si tollera che altri abbia doti pari o superiori, o riesca meglio nella sua attività o abbia maggior fortuna (nella dottrina cattolica, è uno dei sette vizî capitali, direttamente opposto alla virtù della carità)”.

Ecco: dispiace e sconforta sapere che ci siano persone così malvagie, amorfe, senza cuore, che, invidiose, superano anche la definizione suddetta e aggiungono il desiderio del male altrui. A questo spesso si aggiunge l’ingratitudine quando, in tanti casi, il malanimo è rivolto contro persone da cui gli invidiosi hanno ricevuto del bene, ben presto dimenticato. Cosa pensare? È gente strana, sofferente, che merita noncuranza o al limite compassione!

C’è un detto meridionale che tradotto dice: “se l’invidia fosse una lebbra vedresti in giro molti lebbrosi”.

Da cristiano posso suggerire ai soggetti colpiti da invidia di pregare per gli invidiosi. Sembra un controsenso, ma la parola di Cristo è spesso una pietra di contraddizione!

Soprattutto la vita ci insegna che occorre volare alto come aquile, non come polli, per guardare le cose con distacco, senza pericolo di essere turbati dal cattivo sentimento di esseri striscianti, senza timore di essere offesi da parole o azioni negative, che prima o poi sono destinate a ritorcersi su coloro che le hanno profferito e messe in pratica.

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Questo blog, nato in sordina, creato per manifestare liberamente pensieri, per raccogliere brevi racconti, poesie, riflessioni di ogni genere, ha permesso la pubblicazione in due anni di cento articoli. Ringrazio coloro che mi seguono con tanta pazienza ed a loro chiedo ora un parere.

Qualcuno mi ha suggerito di raccogliere in un volume gli scritti del blog. Sarebbe un misto di scritture eterogenee arricchito da racconti e biografie inedite, che non riesco a riassumere in un unico titolo.

Cosa ne direste se a questa collezione dessi il titolo di: Antologia, oppure di Miscellanea, Racconti vari, Scritti vari, Diario del blog? o avete altre intestazioni da suggerirmi?

Grazie per la collaborazione.