La suonata di Berto

Umberto Grano (1912-1961)

In occasione del 60mo anniversario della morte di mio padre avvenuta il 14 febbraio 1961, all’età di 48 anni, narro un episodio della sua vita.

Mesoraca (Kr) maggio 1959. Dopo un lungo viaggio di tre ore in corriera, iniziato alle sei del mattino a Catanzaro, mio padre (Umberto), mia madre ed io arrivammo a destinazione, sconvolti, dopo aver percorso circa 50 km di strade strettissime e tortuose tra le colline della pre-Sila, da far rivoltare lo stomaco a tanti passeggeri. La giornata era bella ma l’occasione del viaggio era molto triste: il funerale di mio nonno paterno. Dopo i primi saluti con i parenti e gli amici venuti ad accoglierci in piazza De Grazia alla fermata del “postale”, noi tre andammo in casa, nel palazzo di fronte, a visitare il defunto.

C’erano le incombenze amministrative da curare. Mio padre ed io uscimmo diretti verso gli uffici del Comune. Poi ci incamminammo verso il rione “piraina”, salutati da tanta gente, ad ogni angolo di via. Ad un tratto alcuni amici, sulla porta di un piccolo negozio, intrattennero mio padre per le condoglianze, poi lo convinsero ad entrare per due chiacchiere. Improvvisamente gli misero in mano un mandolino e gli chiesero con insistenza di suonare per loro. Conoscevano il suo virtuosismo nel suonare vari strumenti musicali e non volevano perdere l’occasione di ascoltare un pezzo, che loro ritenevano difficile. Mio padre prima si rifiutò: non era il momento giusto. Poi, dopo tante insistenze, chiusa la porta del negozio, si mise a suonare per pochi minuti.  Era la celebre mazurka Migliavacca, suonata in modo impeccabile, mostrando grande maestria nell’uso di quello strumento. Io intuii ma non capii il valore dell’esibizione, che venne invece riconosciuta dagli amici, estasiati, come esecuzione di alto valore.  Vidi però le loro espressioni di ammirazione che memorizzai in modo indelebile, tant’è che ricordo l’episodio ancora oggi dopo tanto tempo.