IN HOC SIGNO VINCES

(foto fgrano)

Un po’ di storia.

“In hoc signo vinces è una frase latina, dal significato letterale: “in (sotto) questo segno vincerai”, traduzione del greco ἐν τούτῳ νίκα. La comparsa in cielo di questa scritta in greco accanto a una croce sarebbe uno dei segni prodigiosi apparsi a Costantino che avrebbero preceduto la battaglia di Ponte Milvio, (Roma 312 d.C.). 

Costantino inoltre avrebbe fatto precedere le proprie truppe dal labaro imperiale con il simbolo cristiano del chi-rho, detto anche monogramma di Cristo, formato dalle lettere XP (che sono le prime due lettere greche della parola ΧΡΙΣΤΟΣ cioè “Christòs”) sovrapposte. Sotto queste insegne i soldati sconfissero l’avversario.” (Da Wikipedia, l’enciclopedia libera).

Per noi cristiani di oggi il crocifisso assume valore simbolico ed identificativo della nostra appartenenza alla religione cristiana. Assume il significato della decisione di accettare la nostra elezione a figli di Dio, e di incamminarci al seguito di Cristo, che comporta lo sforzo di comprendere, mettere in pratica la Sua parola e seguire il Suo esempio.

Essere cristiani richiede la rinuncia alla mondanità, alle soddisfazioni effimere che può dare il denaro, il potere, il sesso, la vanità.

Il crocifisso assume quindi valore di promemoria.

In hoc signo vinces: ricordati che è questa la strada per vincere, difficile e faticosa. Non ce ne sono altre!

Dal giornale di Natale – riflessione n. 4

Presepe, foto propria 2020

Quella notte di dicembre era serena ma fresca, 8 gradi, però le previsioni erano orientate ad un calo della temperatura. Una grossa auto apparve all’improvviso sulla strada interna, in quella zona sperduta, con dei fari abbaglianti accesi, di potenza superiore al normale. Si fermò in quella radura dove alcuni uomini, sparsi nel grande spazio verde e sassoso, occupavano qua e là alcune piccole tende impiantate per passare la notte, prima di riprendere il cammino il giorno seguente, verso le zone marine assieme al bestiame. Erano, infatti, dei pastori, gente di scarsa cultura e di poca igiene personale, che la gente a mala pena tollerava ma non amava avere vicino. Ultimi nella scala sociale. Scarti della società.

Da quell’auto potente uscì un personaggio con una tuta bianchissima, illuminato a giorno, con un megafono indirizzato verso quelle persone, alle quali si rivolse dicendo innanzitutto di stare tranquilli, di non avere paura, perché voleva dare loro una notizia rimarchevole, di importanza mondiale. Annunciava la nascita di un bambino in una stalla, figlio di povera gente, che non aveva una casa dove alloggiare. Egli era il Salvatore! Partorito in mezzo agli animali, non in una lussuosa clinica a cinque stelle, deposto in una mangiatoia non in una confortevole culla termica.

Da quando le notizie così eclatanti venivano comunicate per primo a dei semplici pastori e non alle autorità politiche, militari e civili della nazione? Se l’avvenimento annunciato era così rilevante, perché confidarlo a delle persone che non godevano di credibilità e che avrebbero incontrato ostilità, diffidenza, incomprensione nel comunicarlo agli altri?

Strano modo di presentarsi al mondo per il figlio di Dio, pensiamo noi giudicando con il nostro metro terreno, ma Egli ha scelto di partire dal basso, che più basso non si può, per non essere accusato del benchè minimo abuso di potere.

Ancora oggi quel messaggio sconvolge chi lo vuole ascoltare.

Il mio augurio di Natale è che ognuno rifletta e comprenda il valore di questo avvenimento, fonte di Vita e di Speranza, relegando ogni altra consuetudine consumistica al ruolo mondano, poco importante che le compete. Buon Natale.