Benvenuto Marco

Cicogne – Photo by De Lemster Krant on Pexels.com

Marco mi ha preso alla sprovvista. Il mio quarto nipotino, nato stamattina in anticipo di qualche giorno sul previsto, mi ha fatto la gradita sorpresa e, all’ora del caffè, mi è giunta la notizia del suo arrivo. La mia reazione è stata euforica come quella per la nascita degli altri nipoti ma, questa volta, più composta. Colpa dell’età che avanza e che mi ha assuefatto a questi avvenimenti, pur, senza dubbio, assai importanti e di notevole valore.

Ritengo infatti che la vita è molto bella perché è viva e dà vita. La vita è essenziale! Tutto il resto, immagine di mondanità, potere, successo, ricchezza, senso di appartenenza, assume un valore secondario.

 Per questo ammiro moltissimo l’immagine del seminatore. Egli svolge uno dei lavori più belli del mondo. Quando è il momento giusto il seminatore, che ha già preparato il terreno, procede alla semina. La sua intenzione è quella di avviare un processo di trasformazione.  Nel momento in cui interra il seme inizia a sognare. Affida a quel piccolo essere un grande destino. Dopo poco tempo si saprà se il seme avrà attecchito e messo radici oppure no. Se la risposta sarà affermativa comincerà il viaggio, il progetto prenderà corpo, si svilupperà, sino alla fine quando quel piccolo seme avrà generato una pianta capace di dare frutto abbondante.

 Il coltivatore progetta, lavora, sogna e realizza. Non può desiderare di meglio.

Ed ancora un’altra considerazione. La nostra esistenza è simile ad una meteora: nasce da un angolo del cielo, percorre un arco di grandezza variabile a lucentezza prima crescente, poi decrescente, sino a cessare del tutto all’angolo opposto della volta celeste.  Chi la osserva può nutrire tanti sentimenti: indifferenza, ammirazione, amore, odio, invidia, ma dopo che è passata ben pochi che l’hanno vista la ricorderanno.

La vita è una meteora! Se non facciamo qualcosa per essere ricordati, per continuare a vivere nella memoria di chi resta, siamo destinati velocemente all’oblio.

Benvenuto Marco ed auguri di lunga prosperità!

20gennaio2022

Poesia per l’anno nuovo

2022

Buon anno! Per iniziare propongo questa filastrocca di Gianni Rodari:

Oroscopo di Gianni Rodari

O anno nuovo, che vieni a cambiare
il calendario sulla parete,
ci porti sorprese dolci o amare?
Vecchie pene o novità liete?

Dodici mesi vi ho portati,
nuovi di fabbrica, ancora imballati;
trecento e passa giorni ho qui,
per ogni domenica il suo lunedì.

Controllate, per favore:
ogni giorno ha ventiquattr’ore.
Saranno tutte ore serene
se voi saprete usarle bene.

Vi porto la neve: sarà un bel gioco
se ognuno avrà la sua parte di fuoco.
Saranno una festa le quattro stagioni
se ognuno avrà la sua parte di doni.

News su GIUDITTA – una ragazza casual

Nei mesi scorsi ho presentato il romanzo al concorso letterario internazionale “Premio Michelangelo Buonarroti” – Seravezza (LU). Nei giorni scorsi ho ricevuto la gradita notizia della attribuzione di un attestato di merito, che mi è stato consegnato oggi.

Ricordo che il libro è reperibile nelle maggiori librerie e, in formato sia cartaceo che ebook, sul sito https://www.youcanprint.it/giuditta-una-ragazza-casual/b/2006b1fc-7a2b-5a73-bfd6-034991e0b569? oggetto di vendita promozionale.

I seminatori di Gabriele D’Annunzio

Il seminatore di Vincent Van Gogh

Poesia del mese di dicembre:

Van per il campo i validi garzoni
guidando i vuoi dalla pacata faccia
e, dietro quelli, fumiga la traccia
del ferro aperta alle seminagioni.

Poi, con un largo gesto delle braccia
spargon gli adulti la semenza, e i buoni
vecchi, levando al cielo le orazioni
pensa a frutti opulenti, se a Dio piaccia.

Quasi una pia riconoscenza umana
oggi onora la terra! Nel modesto
lume del sole, al vespero, il nivale

tempio di monti innalzasi: una piana
canzon levano gli uomini, e nel gesto
hanno una maestà sacerdotale.

Intervista su Odeon tv

Giorni fa ho rilasciato un’intervista all’emittente televisiva Odeon Tv, nel corso della trasmissione “Eccellenze Italiane”, riguardante la mia attività letteraria e specificamente l’ultimo romanzo “Giuditta una ragazza casual”, autopubblicato di recente tramite la piattaforma http://www.Youcanprint.it.

Vi indico il link della trasmissione per chi volesse ascoltarla:

mentre per acquistare il libro potrete prenotarlo nelle maggiori librerie o effettuarlo direttamente a prezzo scontato, sia in formato cartaceo sia ebook, sul sito:

https://www.youcanprint.it/giuditta-una-ragazza-casual/b/2006b1fc-7a2b-5a73-bfd6-034991e0b569?

Grazie.

GIUDITTA – una ragazza casual

In occasione dell’intervista che mi ha rivolto l’emittente televisiva nazionale Odeon Tv,  che andrà in onda martedì 23 novembre alle ore 18.50 sul canale 177, nel programma Eccellenze Italiane , ho deciso di pubblicare gratuitamente il primo capitolo del recente romanzo “Giuditta – una ragazza casual”.

Lo troverete sul mio sito www.artielettereitaliane.it al link: https://sites.google.com/d/1Vp8-dRTzKabFrlojsNSLXk9NKCYeIzYB/p/1NoJgRvlE_6eWD7HTUtqKOGnR8g1Qccpw/edit

Buona visione e buona lettura.

La spina nel fianco

rosa con spine (foto fgrano)

C’era una volta una cagnolina di nome Stella, una bastardina di taglia media, bianca, con una macchia marrone tra gli occhi e sulle zampe anteriori, che viveva in campagna, in una fattoria con tre famiglie e cinque bambini da uno a sei anni. Stella aveva un carattere dolcissimo, buona, amorevole, stava bene con tutti, ma aveva un problema. Ogni volta che si avvicinava ad essa una persona con il cappello in testa, sia che si trattasse di grandi o di piccoli, conosciuti o non, scappava via ed andava a nascondersi in una legnaia, fuori dalla visuale di tutti.

I proprietari della cagnolina che l’avevano presa in affidamento alcuni anni prima da un canile conoscevano la causa di quel comportamento anomalo. Sapevano che Stella aveva ricevuto maltrattamenti molto pesanti dal vecchio proprietario, che poi l’aveva abbandonata e che la colpiva con un grosso bastone ogni volta che la vedeva, le faceva soffrire la fame e la sete. Quell’uomo malvagio indossava sempre un berretto nero.

Quella paura era rimasta impressa nella memoria di Stella, tanto che ogni volta che vedeva un uomo o bambino col cappello, lei scappava terrorizzata.

Quel ricordo era la sua spina nel fianco, ma era anche il segnale che le consentiva di evitare altri brutti incontri.

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Quanti di noi sono immuni da un fastidio simile? Chi non ha la sua spina nel fianco? Dall’ età della consapevolezza in poi, penso nessuno.

Ma in fondo anche il dolore, il turbamento, il fastidio derivanti da una esperienza negativa vissuta in passato hanno la loro fecondità  perché  consentono di non dimenticare ed inducono a stare con i piedi per terra, a configurare con certezza i limiti personali evitando illusioni, inclinano ad accettare rinunce necessarie e a volte dolorose.

Novembre

per questo nuovo mese ho scelto la seguente poesia di Giovanni Pascoli

AUTUNNO (foto fgrano)

Gèmmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E’ l’estate
fredda, dei morti.

Luce sinistra in hospice

Photo by Soubhagya Maharana on Pexels.com

“Luce sinistra in hospice” è il titolo provvisorio del thriller inedito che ho presentato in concorso al Premio letterario Il Giovane Holden di Viareggio, e che è risultato finalista. In attesa di decidere la pubblicazione integrale, riporto il Prologo del racconto, mentre sul sito www.artielettereitaliane.it sezione racconti troverete anche il primo capitolo

PROLOGO – Il tempo, come uno specchio, dice sempre la verità, anche se a volte ha bisogno di dilatarsi per far emergere l’aspetto reale delle cose e degli avvenimenti, ma alla fine diventa efficace come una luce, pur se sinistra. Persino la malevola pandemia può concorrere a far emergere situazioni nascoste, a dispetto della superficialità, che spesso contrasta la certezza. È questione di tempo e di buona volontà. E così a Santa Marta, tranquilla cittadina laziale, quell’anno l’impianto crematorio lavorava a pieno regime, purtroppo, per l’eccessiva mortalità, tanto da dover fare attendere i parenti interessati diversi giorni, prima di consegnare le ceneri dei loro cari defunti. Quel ritardo, però, in una occasione, si rivelò una circostanza favorevole a chi era alla ricerca della verità.Una mattina di aprile due piccole lucertole stavano immobili e molto vicine sull’orlo di una lunga e sottile crepa sul muro a godersi i primi tepori primaverili. Erano ferme sulla parete esterna della cappella dell’ospedale, esposta a mezzogiorno, già illuminata sin dalle prime ore, da un sole piacevolmente caldo. La campanella con suono chiaro e vibrante, posta sul tetto, preavvisava la cerimonia funebre che si sarebbe tenuta tra pochi minuti. La gente, silenziosa, paziente, attendeva sulpiazzale l’arrivo del feretro. In prima fila, con ampi occhiali da sole e vestiti scuri, i pochi parenti stretti e poi, dietro a loro, un gran numero di lontani parenti ed amici. La signora Marilena Bassi vedova Rossi, di anni 85, malata terminale, ricoverata da diversi mesi in ospedale nel reparto hospice per le cure palliative, era deceduta. I figli, Antonio e Rosalinda, addolorati, avevano accolto senza traumi, rassegnati, la morte della mamma perché l’avevano vista soffrire per troppo tempo a causa della lunga patologia oncologica, ed ora il trapasso l’aveva resa libera dai patimenti della malattia.Dopo il funerale il feretro venne accompagnato all’obitorio del cimitero locale dove si sarebbe proceduto nei giorni seguenti alla cremazione, come la signora aveva richiesto espressamente, ma in quel periodo, come già detto, bisognava attendere più del dovuto per avere l’urna con le ceneri.

Ottobre

uva da mosto (foto fgrano)

Ottobre. Che mese splendido! Oggi in giardino mi sono soffermato a seguire il volo disordinato di due farfalline bianche, dette cavolaie perché prediligono le piante di cavolo, e mentre saltellavano dal rosmarino alla salvia, passando da un’azalea ad una camelia, il sole mi riscaldava piacevolmente la nuca e come una sciarpa mi avvolgeva nel suo tepore. Ho gradito molto quella carezza invisibile ed ho pensato che tutti abbiamo bisogno di calore!

E poi profumi nuovi, uva, mosto, caldarroste!