Intervista su Odeon tv

Giorni fa ho rilasciato un’intervista all’emittente televisiva Odeon Tv, nel corso della trasmissione “Eccellenze Italiane”, riguardante la mia attività letteraria e specificamente l’ultimo romanzo “Giuditta una ragazza casual”, autopubblicato di recente tramite la piattaforma http://www.Youcanprint.it.

Vi indico il link della trasmissione per chi volesse ascoltarla:

mentre per acquistare il libro potrete prenotarlo nelle maggiori librerie o effettuarlo direttamente a prezzo scontato, sia in formato cartaceo sia ebook, sul sito:

https://www.youcanprint.it/giuditta-una-ragazza-casual/b/2006b1fc-7a2b-5a73-bfd6-034991e0b569?

Grazie.

GIUDITTA – una ragazza casual

In occasione dell’intervista che mi ha rivolto l’emittente televisiva nazionale Odeon Tv,  che andrà in onda martedì 23 novembre alle ore 18.50 sul canale 177, nel programma Eccellenze Italiane , ho deciso di pubblicare gratuitamente il primo capitolo del recente romanzo “Giuditta – una ragazza casual”.

Lo troverete sul mio sito www.artielettereitaliane.it al link: https://sites.google.com/d/1Vp8-dRTzKabFrlojsNSLXk9NKCYeIzYB/p/1NoJgRvlE_6eWD7HTUtqKOGnR8g1Qccpw/edit

Buona visione e buona lettura.

La spina nel fianco

rosa con spine (foto fgrano)

C’era una volta una cagnolina di nome Stella, una bastardina di taglia media, bianca, con una macchia marrone tra gli occhi e sulle zampe anteriori, che viveva in campagna, in una fattoria con tre famiglie e cinque bambini da uno a sei anni. Stella aveva un carattere dolcissimo, buona, amorevole, stava bene con tutti, ma aveva un problema. Ogni volta che si avvicinava ad essa una persona con il cappello in testa, sia che si trattasse di grandi o di piccoli, conosciuti o non, scappava via ed andava a nascondersi in una legnaia, fuori dalla visuale di tutti.

I proprietari della cagnolina che l’avevano presa in affidamento alcuni anni prima da un canile conoscevano la causa di quel comportamento anomalo. Sapevano che Stella aveva ricevuto maltrattamenti molto pesanti dal vecchio proprietario, che poi l’aveva abbandonata e che la colpiva con un grosso bastone ogni volta che la vedeva, le faceva soffrire la fame e la sete. Quell’uomo malvagio indossava sempre un berretto nero.

Quella paura era rimasta impressa nella memoria di Stella, tanto che ogni volta che vedeva un uomo o bambino col cappello, lei scappava terrorizzata.

Quel ricordo era la sua spina nel fianco, ma era anche il segnale che le consentiva di evitare altri brutti incontri.

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Quanti di noi sono immuni da un fastidio simile? Chi non ha la sua spina nel fianco? Dall’ età della consapevolezza in poi, penso nessuno.

Ma in fondo anche il dolore, il turbamento, il fastidio derivanti da una esperienza negativa vissuta in passato hanno la loro fecondità  perché  consentono di non dimenticare ed inducono a stare con i piedi per terra, a configurare con certezza i limiti personali evitando illusioni, inclinano ad accettare rinunce necessarie e a volte dolorose.

Novembre

per questo nuovo mese ho scelto la seguente poesia di Giovanni Pascoli

AUTUNNO (foto fgrano)

Gèmmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E’ l’estate
fredda, dei morti.

Luce sinistra in hospice

Photo by Soubhagya Maharana on Pexels.com

“Luce sinistra in hospice” è il titolo provvisorio del thriller inedito che ho presentato in concorso al Premio letterario Il Giovane Holden di Viareggio, e che è risultato finalista. In attesa di decidere la pubblicazione integrale, riporto il Prologo del racconto, mentre sul sito www.artielettereitaliane.it sezione racconti troverete anche il primo capitolo

PROLOGO – Il tempo, come uno specchio, dice sempre la verità, anche se a volte ha bisogno di dilatarsi per far emergere l’aspetto reale delle cose e degli avvenimenti, ma alla fine diventa efficace come una luce, pur se sinistra. Persino la malevola pandemia può concorrere a far emergere situazioni nascoste, a dispetto della superficialità, che spesso contrasta la certezza. È questione di tempo e di buona volontà. E così a Santa Marta, tranquilla cittadina laziale, quell’anno l’impianto crematorio lavorava a pieno regime, purtroppo, per l’eccessiva mortalità, tanto da dover fare attendere i parenti interessati diversi giorni, prima di consegnare le ceneri dei loro cari defunti. Quel ritardo, però, in una occasione, si rivelò una circostanza favorevole a chi era alla ricerca della verità.Una mattina di aprile due piccole lucertole stavano immobili e molto vicine sull’orlo di una lunga e sottile crepa sul muro a godersi i primi tepori primaverili. Erano ferme sulla parete esterna della cappella dell’ospedale, esposta a mezzogiorno, già illuminata sin dalle prime ore, da un sole piacevolmente caldo. La campanella con suono chiaro e vibrante, posta sul tetto, preavvisava la cerimonia funebre che si sarebbe tenuta tra pochi minuti. La gente, silenziosa, paziente, attendeva sulpiazzale l’arrivo del feretro. In prima fila, con ampi occhiali da sole e vestiti scuri, i pochi parenti stretti e poi, dietro a loro, un gran numero di lontani parenti ed amici. La signora Marilena Bassi vedova Rossi, di anni 85, malata terminale, ricoverata da diversi mesi in ospedale nel reparto hospice per le cure palliative, era deceduta. I figli, Antonio e Rosalinda, addolorati, avevano accolto senza traumi, rassegnati, la morte della mamma perché l’avevano vista soffrire per troppo tempo a causa della lunga patologia oncologica, ed ora il trapasso l’aveva resa libera dai patimenti della malattia.Dopo il funerale il feretro venne accompagnato all’obitorio del cimitero locale dove si sarebbe proceduto nei giorni seguenti alla cremazione, come la signora aveva richiesto espressamente, ma in quel periodo, come già detto, bisognava attendere più del dovuto per avere l’urna con le ceneri.

Ottobre

uva da mosto (foto fgrano)

Ottobre. Che mese splendido! Oggi in giardino mi sono soffermato a seguire il volo disordinato di due farfalline bianche, dette cavolaie perché prediligono le piante di cavolo, e mentre saltellavano dal rosmarino alla salvia, passando da un’azalea ad una camelia, il sole mi riscaldava piacevolmente la nuca e come una sciarpa mi avvolgeva nel suo tepore. Ho gradito molto quella carezza invisibile ed ho pensato che tutti abbiamo bisogno di calore!

E poi profumi nuovi, uva, mosto, caldarroste!

GIUDITTA- una ragazza casual

nuova edizione

Una edizione riveduta, migliorata nel testo, nel titolo e nella immagine di copertina, è stata pubblicata nei giorni scorsi. La storia è sempre la stessa, ma Giuditta si è rifatto il look!

Il libro è sempre disponibile sul sito http://www.youcanprint.it al link https://www.youcanprint.it/giuditta-una-ragazza-casual/b/2006b1fc-7a2b-5a73-bfd6-034991e0b569?

oppure può essere richiesto nelle maggiori librerie previa prenotazione. Se poi desiderate una copia autografata basta richiederla al sottoscritto scrivendo una mail a: novara15@gmail.com.

Un gradito riconoscimento

Il Premio letterario nazionale il Giovane Holden – Viareggio mi ha conferito il diploma di onore per il romanzo giallo dal titolo “Luce sinistra in hospice” ancora inedito. Il libro, ammesso alla selezione dei finalisti, si è classificato al quarto posto ex aequo con opere di altri autori. Ora mediterò sulla eventuale pubblicazione.

Autunno

castagne nel riccio (fg)

poesia del mese di ottobre:

AUTUNNO

Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

 Vincenzo Cardarelli

In memoria dell’11 settembre

Torri gemelle New York prima dell’11 settembre 2001

Non posso tacere su quanto accaduto venti anni fa l’11 settembre 2001. È una di quelle date che restano nella memoria di chi c’era in quel giorno e che verrà ricordata per tanto e tanto tempo a venire dalle generazioni future perché ha segnato un’epoca. Mi fermo per ricordare. Dov’ero quel giorno? E cosa facevo? Lo ricordiamo tutti. Io ero in ufficio, al primo pomeriggio, chiuso nella mia stanza e ricordo che di momento in momento venivano da me i colleghi allarmati per informarmi sulle notizie che arrivavano da New York. All’inizio nessuno di noi ci voleva credere, sembrava una notizia inverosimile. Poi giungevano dettagli e sviluppi negativi sino alla notizia del crollo delle due torri gemelle, simbolo della città. Ci fermammo e guardandoci negli occhi fummo pervasi da sentimenti di sgomento, rabbia, panico, dolore profondo per le vittime, le famiglie e tutti quelli che vennero coinvolti, colpiti, innocenti, da una sciagura immane voluta dall’uomo.

Ancora oggi e in qualunque momento dell’anno, ricordando la tragedia, un velo nero di tristezza avvolge il nostro cuore. Non possiamo dimenticare. Dobbiamo solo sperare che i nostri figli non debbano mai più assistere a fatti del genere.