Ciliegio in fiore

Ciliegio a primavera (foto fgrano)

Guardiamo avanti, nonostante tutto!

In questo periodo, all’inizio della primavera, i giapponesi si riversano nei parchi per ammirare estensioni interminabili di ciliegi fioriti. I fiori, bianchi o rosati, vengono chiamati “sakura”. Il loro significato è la “fragilità”, la delicatezza, ma anche la bellezza dell’esistenza. E come non essere d’accordo con queste parole quando ci si trova, all’improvviso, dinanzi ad una esplosione fiorita di questo genere?

Sono fiori leggerissimi che durano pochi giorni. Poi il 24 giugno, giorno di San Giovanni, si gustano i frutti, le romantiche ciliegie. Gli eventuali bachi che si trovano all’interno si chiamano infatti “giovannini”.

Ma tornando all’aspetto romantico del ciliegio, mi tornano in mente le poesie di Pablo Neruda ed in particolare la poesia “Il bacio” che si conclude con i versi: “…Vorrei fare con te ciò che la primavera fa con i ciliegi”, magnifica dichiarazione d’amore verso la persona con cui si desidera fiorire insieme come in primavera.

Zucchero amaro!

Zucchero – foto propria (fgrano)

Giorni fa, una conoscente di facebook mi ha fatto presente, con toni garbati, l’anomalia di questa Pasqua. “Macchè Pasqua” mi ha scritto, per farmi presente la notevole differenza con la festa che tutti ci aspettavamo, con la speranza che avevamo coltivato di una ricorrenza “normale” e che invece anche quest’anno si discosta ancora tanto da quello che tutti avremmo voluto festeggiare, con lo schema di festa che risiede sempre in noi, nella memoria e nel cuore. La Pasqua del 2021, diversa da quella già tragica del 2020, stride con l’atmosfera forzatamente rosea e consumistica che pervade i centri commerciali, le strade, i mezzi di comunicazione. Chissà quanto cioccolato è stato messo in vendita, così come quante colombe e simili! Ma quest’anno i dolci sono diversi: manca un ingrediente fondamentale, manca lo zucchero. Sono dolci amari! Questa festa che ricorda la passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo, avvenimento cardine su cui si basa il cristianesimo, anche quest’anno è velata da una profonda tristezza per la notevole sberla che l’intera umanità sta subendo da oltre un anno e per le conseguenze negative, ancora non inquadrabili nei dettagli, per i lutti e le gravi ripercussioni economiche nefaste che si stanno abbattendo sull’intera società.

Ci esortano ad essere resilienti! In linea di principio si può essere d’accordo, ma in pratica, andate a parlare di resilienza a chi ha perso il lavoro, ha dovuto chiudere l’azienda, ha subito la malattia vedendo la morte con gli occhi, ha dovuto subire l’isolamento come un appestato salutando i familiari solo dietro i vetri o addirittura ha visto morire i propri cari senza poterli assistere nel momento del trapasso.

Quest’anno a casa mia non sono stati confezionati dolci pasquali: lo stato d’animo non è stato favorevole, la paura e l’angoscia l’hanno fatta da padroni, è mancata la serenità, lo zucchero della vita! E così penso che sia accaduto in una gran parte delle famiglie.

Comunque, questo non mi impedisce di formulare gli Auguri di Buona Pasqua, perché la speranza deve andare oltre le difficoltà. Penso che a denti stretti ce la faremo, nonostante tutto!

La mela d’oro

la mela d'oro - foto propria
la mela d’oro – foto propria

Secondo la mitologia greca classica, è la famosa mela d’oro (golden) che Paride, all’epoca l’uomo più bello del mondo, su richiesta di Giove, dovette dedicare alla dea più bella. La dea prescelta fu Venere, la quale in cambio della preferenza su Giunone e Minerva, aiutò il giovane troiano a rapire e conquistare l’affascinante Elena, moglie del re Menelao.

Ne scaturì la famosa guerra di Troia, durata dieci anni, dalle conseguenze disastrose, cantata da Omero nell’Iliade.

Tutto questo per un regalo “avvelenato” (la mela offerta da Eri, dea della discordia, durante un banchetto di nozze in Olimpo ), un concorso di bellezza tra tre dee, una più vanitosa dell’altra, il rapimento di una donna sposata, probabilmente consenziente e ammaliata dalla personalità di Paride.

Ma oggi accadono ancora queste storie? Probabilmente si, e per motivi ancora più futili, legati ad interessi economici più che a storie d’amore.

Suggerisco di rileggere i classici: hanno sempre tanto da insegnare, anche se i tempi sono cambiati.

Ciao inverno !

inverno che va
primavera che viene

Ciao inverno, il tuo tempo è finito! Ora lascia spazio alla nuova stagione. Ho voglia di nuovo! Di colori brillanti, di luce vivida ed abbagliante. I fiori appassiti, testimoni di storie passate, ora giacciono esanimi e stinti, hanno vissuto momenti di gloria, ma tutto passa, tutto è mutevole! Bastano umili fiori di campo in tenero sboccio a risvegliare pulsioni dormienti. Con trepido incedere la mano sfiora corolle novelle multicolore, lievi, impalpabili, dal tenue profumo, mentre api esperte adocchiano boccioli succosi e con preciso movimento vanno a bersaglio per gustare freschi nettari vergini. Come immersi nella fiumara, che scende impetuosa dai monti, anche i nostri pensieri vengono trascinati verso la valle col desiderio di congiungersi ad altri pensieri in discesa libera e dare vita a nuove espressioni vitali, a scoppi di energia, a progetti di felicità. Benvenuta primavera: non deluderci!

news su Fiabelle

attestato di premio

In attesa di sfogliare le copie cartacee del nuovo libro di fiabe, in arrivo tra pochi giorni, è arrivata la notizia del conseguimento del terzo posto nel concorso letterario nazionale “La botteguccia delle favole” organizzato a Lucca da CPF, per la fiaba “L’anatroccolo biondo” contenuta nel mio nuovo libro.

Il racconto è stato inserito in una bella antologia per i tipi di GD Edizioni – Sarzana (SP).

Intanto sto raccogliendo le prenotazioni per il volume “Fiabelle” al mio indirizzo email: novara15@gmail.com. Il prezzo di copertina è stato fissato in € 21,50, senza spese postali per acquisti entro il 31 marzo 2021.

La suonata di Berto

Umberto Grano (1912-1961)

In occasione del 60mo anniversario della morte di mio padre avvenuta il 14 febbraio 1961, all’età di 48 anni, narro un episodio della sua vita.

Mesoraca (Kr) maggio 1959. Dopo un lungo viaggio di tre ore in corriera, iniziato alle sei del mattino a Catanzaro, mio padre (Umberto), mia madre ed io arrivammo a destinazione, sconvolti, dopo aver percorso circa 50 km di strade strettissime e tortuose tra le colline della pre-Sila, da far rivoltare lo stomaco a tanti passeggeri. La giornata era bella ma l’occasione del viaggio era molto triste: il funerale di mio nonno paterno. Dopo i primi saluti con i parenti e gli amici venuti ad accoglierci in piazza De Grazia alla fermata del “postale”, noi tre andammo in casa, nel palazzo di fronte, a visitare il defunto.

C’erano le incombenze amministrative da curare. Mio padre ed io uscimmo diretti verso gli uffici del Comune. Poi ci incamminammo verso il rione “piraina”, salutati da tanta gente, ad ogni angolo di via. Ad un tratto alcuni amici, sulla porta di un piccolo negozio, intrattennero mio padre per le condoglianze, poi lo convinsero ad entrare per due chiacchiere. Improvvisamente gli misero in mano un mandolino e gli chiesero con insistenza di suonare per loro. Conoscevano il suo virtuosismo nel suonare vari strumenti musicali e non volevano perdere l’occasione di ascoltare un pezzo, che loro ritenevano difficile. Mio padre prima si rifiutò: non era il momento giusto. Poi, dopo tante insistenze, chiusa la porta del negozio, si mise a suonare per pochi minuti.  Era la celebre mazurka Migliavacca, suonata in modo impeccabile, mostrando grande maestria nell’uso di quello strumento. Io intuii ma non capii il valore dell’esibizione, che venne invece riconosciuta dagli amici, estasiati, come esecuzione di alto valore.  Vidi però le loro espressioni di ammirazione che memorizzai in modo indelebile, tant’è che ricordo l’episodio ancora oggi dopo tanto tempo.

FIABELLE

Illustrazioni E.Di Maio- copertina Studio Qoui- Novara

Nuovo libro questa volta destinato ai bambini. E’ una raccolta di fiabe che iniziata alcuni anni fa, ho appena concluso, spinto dall’avanzare degli anni dei nipotini, che cominciano ad essere interessati all’ascolto di racconti sempre nuovi.

Il libro contiene 12 storielle originali adatte ai bimbi sin dai primi anni di età. Il volume di 76 pagine, che si presenta in veste grafica elegante e ricco di illustrazioni, vuole attirare l’attenzione dei piccoli lettori coinvolgendoli in storie semplici e fantasiose, animate spesso dai comuni animali domestici.

I bambini sono stimolati ad immaginare un dialogo con loro, ad attivare la fantasia, introducendoli nel mondo dei grandi, affrontando con naturalezza e leggerezza argomenti di vita ordinaria di tutti i giorni.

A breve il libro sarà pubblicato sulla piattaforma Youcanprint.it in sola edizione cartacea e sarà reperibile in molte librerie, ma sin d’ora può essere prenotato al mio indirizzo email:  novara15@gmail.com ( prezzo indicativo € 20,00 più spese postali). Ne curerò direttamente la spedizione non appena verrà finito di stampare.

Problematiche editoriali

in risposta all’ottimo articolo “Un piano completo per l’editoria libraria: problemi e soluzioni degli stessi” pubblicato sul blog: recensoresite.wordpress.com:

Trovo interessante l’articolo e, pur essendo ultimo arrivato in questo mondo della carta stampata, dilettante “allo sbaraglio” senza velleità di raggiungere notorietà o altri vantaggi, mi sento coinvolto abbastanza, tanto da desiderare di esprimere la mia opinione.

Ho letto attentamente l’elaborato. Sul tema dei problemi è stato messo l’accento sulla scarsità dei lettori/acquirenti di libri. Mi riferisco ai libri cartacei. Ritengo che la gente legga poco per due motivi principali:

1) l’educazione alla lettura, che non viene insegnata ai ragazzi, sin dall’età infantile, né dalle famiglie né dalla scuola;

 2) dal prezzo del libro, che potrebbe essere ben inferiore al prezzo medio attuale, se non fosse necessario utilizzare carta, formato, illustrazioni di qualità medio alte, che influiscono notevolmente sul prezzo finale. Ricordate i libretti tascabili della BUR che tanti anni fa, pubblicati senza fronzoli, senza copertine patinate, permettevano a tutti, al prezzo di 100 lire, di gustare i classici della letteratura? Ebbero un successo strepitoso. Oggi ci sono gli ebook che costano poco, ma non hanno confronto efficace con la carta stampata e presentano altri svantaggi.

Sul prezzo del libro è stato anche osservato che influiscono molto le spese di distribuzione (in effetti il 60% mi sembra troppo, ma penso che si possano trovare delle soluzioni) È chiaro che l’editore, che è il vero imprenditore, non ha convenienza ad investire in modo generalizzato. Cercherà di scovare l’autore brillante e sconosciuto, giovane e con buoni agganci, in modo da lanciarlo e godere di lunghi e lauti profitti sulle sue opere, lavorando quindi sulla quantità di libri venduti piuttosto che sulla qualità.

È il ragionamento logico di un editore odierno, il cui fine è solo il lucro. Solo se egli possedesse un congruo patrimonio tale da considerare l’editoria come un ottimo passatempo, potremmo avere dei mecenati disposti ad investire sulla Cultura, senza attendere ritorni economici: ma è molto raro imbattersi in questi personaggi!  

Sull’argomento della scarsità di acquirenti aggiungo un altro elemento moderno: la pirateria. È un problema che si va diffondendo molto e non riguarda solo i libri in formato digitale ma anche i cartacei. Qui sarà necessaria l’azione legislativa a tutela di autori ed editori, i quali perdono una discreta e crescente quota di vendite regolari, con danno anche per l’Erario.

Tra i problemi è indicato anche l’eccesso di libri autoprodotti.

Secondo me questo è un falso problema in quanto il mercato provvede ad emarginare i prodotti non validi se non sono sostenuti da campagne pubblicitarie ad alto costo, che un autore di questo genere non può permettersi. D’altra parte, quando un autore scrive un libro, lo presenta ad editori vari, i quali per i ragionamenti fatti sopra non lo prendono in considerazione per motivi di convenienza economica, può seguire due strade: a) rimettere nel cassetto il manoscritto e dimenticarsene; b) autopubblicarlo, non per conseguire vantaggi economici, ma principalmente per fissare sulla carta e far conoscere pensieri, fantasie, sfoghi personali, che possono trovare consenso e attenzione in un pubblico anche di soli 25 lettori!

Sono invece d’accordo nel dover evitare le pubblicazioni da parte di editori a proprie spese.

Per quanto riguarda i provvedimenti proposti per risolvere o ridimensionare i problemi sono in linea di massima d’accordo su tutto, anzi sarei più drastico sulla selezione degli insegnanti di lettere, veri formatori dei ragazzi. Sarebbe auspicabile sottoporre i futuri insegnanti a corsi “seri” di formazione con tanto di esame non solo su nozioni di letteratura, che tutti possono imparare, ma sulle capacità pedagogiche e relazionali. Solo dopo aver superato questo scoglio l’insegnante potrebbe essere avviato all’incarico.

La quercia caduta di Giovanni Pascoli

foglia di quercia – foto propria

Oggi vi propongo la lettura di questa bella poesia di Giovanni Pascoli. Stiamo vivendo un periodo di tristezza e preoccupazione. La riflessione, in generale, ci dovrebbe aiutare ad affrontare meglio i problemi giornalieri:

La quercia caduta

“Dov’era l’ombra, or sè la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: “Or vedo: era pur grande!”

Pendono qua e là dalla corona
i nidietti della primavera.
Dice la gente: “Or vedo: era pur buona!”

Ognuno loda, ognuno taglia. A sera
ognuno col suo grave fascio va.
Nell’aria, un pianto… d’una capinera
che cerca il nido che non troverà.”

Giovanni Pascoli.